A una siccità ormai grave e persistente, solo in parte attenuata dalle ultime nevicate, si somma una macchina amministrativa che procede con passo incerto, intrappolata tra burocrazia e scelte politiche mai realmente operative. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: rubinetti a secco, erogazioni a singhiozzo e cittadini sempre più esasperati in ogni angolo della Calabria. I disservizi non sono più episodi isolati. Il problema interessa tutti i centri della Calabria. Nel Cosentino il comitato La Base, attraverso l’associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co.), ha addirittura formalizzato una diffida contro Sorical per “gravi inadempimenti contrattuali” nella gestione della rete idrica. Nel Reggino la situazione non è diversa, mentre anche nell’area centrale della regione le segnalazioni di carenze e interruzioni continuano ad accumularsi.
Arrical non arriva
Arrical non arriva
Al centro del sistema c’è Arrical, l’Autorità regionale che avrebbe dovuto segnare una svolta nella governance dell’acqua. Presentata circa due anni fa come una delle riforme bandiera del governo regionale, l’accentramento delle competenze e l’affidamento dell’intero ciclo a Sorical non hanno però prodotto i risultati annunciati. Anzi, per molti comuni il nuovo assetto si è tradotto in ulteriori passaggi, procedure più lente e un rimpallo di responsabilità che rende ancora più difficile intervenire con tempestività.
Reti obsoleti e disagi
Intanto a pagare il prezzo più alto sono i territori e i cittadini, costretti a convivere con autobotti, limitazioni e continui disagi quotidiani. In una regione già messa a dura prova da infrastrutture fragili e risorse idriche mal gestite, l’emergenza acqua si consolida come una delle grandi priorità irrisolte, seconda solo alla sanità. Tra siccità, reti obsolete e governance inceppata, la Calabria resta intrappolata in una crisi che non è più solo climatica, ma profondamente politica e amministrativa. E mentre i tavoli istituzionali discutono, l’acqua continua a mancare nelle case dei calabresi.


