L’assalto messo a segno stamane sull’autostrada A14 riaccende i riflettori su una stagione che sembrava archiviata e che invece mostra inquietanti segnali di continuità. Un’azione rapida, violenta, studiata nei minimi particolari, che richiama da vicino quanto accaduto in Calabria il primo dicembre 2025, quando un commando armato colpì un portavalori lungo l’Autostrada del Mediterraneo, nei pressi di Scilla. Due episodi distinti nel tempo e nello spazio, ma accomunati da un copione ormai collaudato, che lascia poco spazio all’improvvisazione e molto all’organizzazione criminale di alto livello.
Minuti di guerra sull’asfalto
Minuti di guerra sull’asfalto
Secondo le prime ricostruzioni, anche sull’A14 l’azione si sarebbe consumata in pochi minuti. Un gruppo numeroso di uomini, mezzi di sbarramento, armi da guerra e una tempistica perfetta: elementi che rimandano a operazioni paramilitari più che a semplici rapine. Come già visto in altri casi analoghi, l’obiettivo non sarebbe stato solo il bottino – presumibilmente ingente – ma anche l’annullamento di qualsiasi possibilità di reazione o inseguimento, attraverso il blocco totale della carreggiata e l’uso di strumenti atti a ritardare l’intervento delle forze dell’ordine.
Calabria, un precedente che pesa
Il collegamento più forte porta inevitabilmente a quanto avvenne in Calabria il primo dicembre 2025, quando un commando di almeno dieci persone assaltò un furgone portavalori della Sicurtransport sull’A2, tra Scilla e Bagnara. Bombe, colpi di kalashnikov, fucili caricati a pallettoni, auto incendiate e chiodi sull’asfalto: una scena da guerriglia urbana, fortunatamente senza feriti ma con un bottino stimato intorno ai due milioni di euro. Un’azione che ricalcava fedelmente un’altra rapina storica, avvenuta addirittura nel 1997 nello stesso punto, quando furono sottratti 10 miliardi di lire destinati al pagamento di pensioni e tredicesime. Un dettaglio tutt’altro che secondario: anche nel 2025 il denaro aveva la stessa destinazione.
Autorizzazioni criminali
Gli investigatori non hanno mai avuto molti dubbi sulla natura di questi colpi. La tecnica è sempre la stessa: veicoli dati alle fiamme per bloccare il traffico, armi sofisticate per neutralizzare i portavalori, esplosivi per aprire i blindati. Un metodo che presuppone addestramento, risorse e una rete di supporto ben radicata sul territorio. Nel caso calabrese, si fece strada fin da subito l’ipotesi della presenza di un basista e, soprattutto, di un via libera arrivato dai vertici della ’ndrangheta reggina. In territori ad alta densità mafiosa, azioni di questo livello difficilmente possono avvenire senza precise autorizzazioni.
È proprio questo elemento che rende il collegamento con l’assalto di stamane sull’A14 tutt’altro che casuale. Più che episodi isolati, sembrano tasselli di una strategia criminale più ampia, capace di muoversi lungo l’intera dorsale del Paese, replicando schemi, tempi e modalità operative. Un segnale chiaro: certe rapine non appartengono al passato. Hanno solo cambiato autostrada.


