Mancano poche settimane al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo e il clima politico si accende. Il Partito Democratico alza i toni e definisce la consultazione “un bivio storico per l’Italia”, sostenendo che la riforma sottoposta al voto popolare rappresenti un passaggio cruciale per l’assetto democratico del Paese. Secondo i dem, non si tratterebbe di una semplice revisione tecnica ma di un intervento destinato a incidere profondamente sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. “Vestita da modernizzazione – si legge nel comunicato diffuso dalla segretaria provinciale di Vibo Valentia, Teresa Esposito – la riforma non affronta le vere emergenze della giustizia italiana, dai tempi lunghi dei processi alla carenza di personale e risorse nei tribunali”. Per il Pd, le priorità sarebbero altre: ridurre l’arretrato, rafforzare gli organici, snellire le procedure. Al centro delle critiche c’è in particolare il riassetto del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il nodo Csm e l’autonomia della magistratura
Il cuore della contestazione riguarda il futuro del Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno della magistratura previsto dalla Costituzione del 1948. La riforma – secondo il Partito Democratico – introdurrebbe una divisione interna tale da rendere l’organo più vulnerabile a pressioni esterne, con il rischio di un’ingerenza politica diretta su giudici e pubblici ministeri.
Una prospettiva che il Pd definisce “un arretramento pericoloso”, parlando apertamente di possibile squilibrio tra potere esecutivo e funzione giudiziaria. Nel comunicato si richiama la Costituzione nata dalla Resistenza e si parla di “controriforma” capace di incidere sui principi fondanti dell’assetto repubblicano.
Le adesioni al fronte del NO
Accanto al Pd si schierano diverse realtà associative e politiche. L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia richiama le radici antifasciste della Carta e invita a respingere un intervento che, a suo avviso, “mina l’autonomia della magistratura”. Anche Libera, fondata da Luigi Ciotti, esprime preoccupazione per un possibile indebolimento degli strumenti di contrasto a mafie e corruzione. Nel fronte contrario alla riforma si ritrovano inoltre forze della sinistra, ambientalisti e gruppi civici che parlano di “smantellamento dei contrappesi repubblicani”.
La mobilitazione a Vibo Valentia
Sul territorio, il Pd provinciale di Vibo Valentia annuncia iniziative nei mercati e nelle piazze, in coordinamento con i comitati civici per il NO. Volantinaggi, incontri pubblici e momenti di confronto caratterizzeranno le settimane che precedono il voto. L’obiettivo dichiarato è quello di sensibilizzare l’elettorato su una riforma ritenuta “non necessaria e divisiva”, ribadendo l’invito alla partecipazione. “La democrazia non si arrende: la difendiamo insieme”, è l’appello conclusivo contenuto nel documento.
Il 22 e 23 marzo saranno dunque gli elettori a decidere se confermare o respingere la revisione costituzionale. Un passaggio che, al di là delle posizioni contrapposte, riporta al centro del dibattito pubblico il tema dell’equilibrio tra i poteri e della tenuta delle istituzioni repubblicane.


