“Non è più solo una questione politica. È una questione morale. La Calabria reale arranca, arretra, si svuota. E nel frattempo il palazzo si autosostiene, si protegge, si finanzia. Non possiamo che denunciare con forza ciò che emerge dalla cosiddetta Legge n. 12/2026: un sistema costruito per alimentare privilegi, mascherato dietro una norma volutamente illeggibile”. È quanto dichiarano Giuseppe Campana e Fernando Pignataro, co-portavoce regionali di AVS.
“Occhiuto ha trasformato la Regione in una macchina di auto-finanziamento politico, mentre fuori da quei palazzi la Calabria cade a pezzi, relegata agli ultimi posti da tutti ma governata da una politica ai primi nei benefit. E tutto questo mentre quasi il 50% dei calabresi è a rischio povertà. La fotografia è impietosa. La Calabria – proseguono Campana e Pignataro – è stabilmente in fondo a tutte le classifiche socio-economiche europee: redditi bassi, sanità fragile, giovani in fuga, servizi insufficienti. Eppure, mentre tutto questo accade, la maggioranza guidata da Roberto Occhiuto sceglie di aumentare indennità, moltiplicare incarichi, creare nuove figure politiche e allargare indennità. Non per i cittadini. Per sé stessa”.
“La Legge n. 12/2026 è una vergogna politica, l’emblema di questo metodo. Non una norma trasparente, ma un mosaico di rinvii, richiami e incastri normativi che rendono impossibile ai cittadini capire cosa stia realmente accadendo. È una scelta deliberata. Perché quando una legge non si capisce – tuonano i portavoce regionali di AVS– spesso è perché qualcuno non vuole che si capisca. Dentro quel testo si nasconde un aumento sistematico dei costi della politica: contributi auto come i suoi estesi agli assessori, indennità allargate, nuovi sottosegretari con staff, strutture moltiplicate. Un conto che supera abbondantemente il milione e mezzo di euro l’anno. E che potrebbe arrivare tranquillamente a due, con i contributi previdenziali”.
“E tutto questo – ricordano Pignataro e Campana – mentre i servizi essenziali collassano. Nel frattempo, la Calabria reale vive un’altra storia. La sanità è in macerie, demolita da liste d’attesa infinite, i reparti si svuotano, il personale è insufficiente. La progettazione del Pnrr è ai limiti dell’azzeramento nonostante un’opportunità storica che rischia di andare perduta per incapacità amministrativa. I cittadini restano senza assistenza medica, soprattutto nelle aree interne, isolati da infrastrutture medievali. Collegamenti inefficienti, isolamento cronico, sviluppo bloccato. E come se non bastasse, si cedono 15 milioni di euro dei fondi di coesione per alimentare scelte nazionali lontane dai bisogni dei calabresi”.
“Quello che emerge – dicono ancora – è una bolla che si autosostiene, che distribuisce incarichi, risorse e ruoli. Un modello che nulla ha a che vedere con merito, competenza o interesse pubblico. È amichettismo. Ed è diventato sistema. E mentre in Calabria si consolidano queste pratiche, a Roma, provando a ergersi segretario del suo partito sotto l’8% a livello nazionale, il governatore va a raccontare un’altra storia: quella della meritocrazia, del liberismo, dell’efficienza. Decisamente una narrazione che non regge alla prova dei fatti. La Calabria non è un bancomat, non possiamo più accettare questa ipocrisia istituzionale”.
“Servono scelte radicalmente diverse, e per questo mi appello a tutte le forze di opposizione in consiglio regionale e fuori: si apra una battaglia senza fine, fin quando questa vergogna non sarà abolita. Perché una regione che arranca – concludono Giuseppe Campana e Fernando Pignataro – non può permettersi una classe dirigente che pensa prima a sé stessa. E oggi, purtroppo, è esattamente ciò che sta accadendo”.


