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Sanità al collasso a Lamezia, Gaglianese accusa: liste d’attesa fino al 2028 e pronto soccorso svuotati

Dura denuncia dell’associazione La Tazzina della Legalità: troppa politica, zero soluzioni concrete

Non è più solo una questione organizzativa, ma una vera emergenza sociale. A lanciare l’allarme è Sergio Gaglianese, fondatore dell’associazione “La Tazzina della Legalità”, che punta il dito contro l’immobilismo della politica cittadina di Lamezia Terme e, più in generale, contro un sistema sanitario che appare ormai al limite.

Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sulla futura realizzazione del nuovo ospedale – “sempre più simile a una promessa infinita”, denuncia Gaglianese – la realtà quotidiana racconta ben altro: cittadini costretti ad attendere anni per una prestazione sanitaria. “Un’ecografia nel 2027, una visita oculistica nel 2028: non sono numeri, ma persone che rinunciano a curarsi”, sottolinea.

Liste d’attesa e territorio dimenticato

Nel mirino finisce anche la gestione della specialistica territoriale accreditata, che potrebbe alleggerire i pronto soccorso ma resta, di fatto, marginalizzata nonostante costi identici per i cittadini. Una scelta che, secondo l’associazione, contribuisce ad aggravare ulteriormente la pressione sulle strutture ospedaliere.

Il nodo pronto soccorso

Altro punto critico è rappresentato dall’organizzazione dell’emergenza-urgenza. Gaglianese denuncia il caso di uno specialista assunto da due anni per il pronto soccorso di Germaneto ma non ancora pienamente operativo, sollevando interrogativi sull’efficienza del sistema. Allo stesso tempo, la permanenza di presidi come quelli di Soverato e Soveria Mannelli, privi dei reparti essenziali, rischia di trasformarli in semplici punti di smistamento, allungando i tempi nelle situazioni più gravi.

Ombre sulla gestione

Non manca un affondo sulle dinamiche interne: “Forse – si chiede provocatoriamente – in alcune strutture si preferisce non spostare personale legato a logiche di ‘amici degli amici’?”. Un’accusa pesante, che chiama in causa anche possibili equilibri sindacali. Sul fronte delle guardie mediche, la critica è altrettanto netta: senza strumenti diagnostici e senza integrazione reale con il sistema sanitario, rischiano di restare presidi puramente simbolici.

Il rischio spopolamento

Infine, il monito sull’uscita dal commissariamento: un risultato che, senza interventi strutturali, potrebbe rivelarsi solo formale. “Serve un cambio di passo immediato: meno annunci e più responsabilità”, conclude Gaglianese, avvertendo del rischio concreto di una Calabria che continua a svuotarsi, anche per la paura di non poter accedere a cure adeguate.

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