“Le proteste che in questi giorni stanno attraversando numerosi territori della Calabria, da Castrovillari a Cariati, passando per San Giovanni in Fiore, Longobucco, Polistena e Vibo Valentia, non sono episodi isolati”. A sostenerlo è la Cgil di Cosenza, che parla di un vero e proprio “grido d’allarme lanciato da un’intera regione, stremata da una situazione sanitaria definita drammatica e ormai insostenibile”.
“Le proteste che in questi giorni stanno attraversando numerosi territori della Calabria, da Castrovillari a Cariati, passando per San Giovanni in Fiore, Longobucco, Polistena e Vibo Valentia, non sono episodi isolati”. A sostenerlo è la Cgil di Cosenza, che parla di un vero e proprio “grido d’allarme lanciato da un’intera regione, stremata da una situazione sanitaria definita drammatica e ormai insostenibile”.
Secondo il sindacato, “le comunità calabresi sono esauste e la preoccupazione diffusa che attraversa i territori rappresenta il segno evidente del fallimento di decenni di politiche che hanno progressivamente smantellato il diritto alla salute”. Negli ultimi anni, la sanità pubblica in Calabria sarebbe stata ridotta a “un cumulo di macerie”, con “scelte operate a diversi livelli di governo che hanno colpito soprattutto le fasce più fragili della popolazione”.
Viaggi della speranza
“Il risultato – denuncia la Cgil – è sotto gli occhi di tutti: una quota enorme di cittadini costretta a rinunciare alle cure o a intraprendere i cosiddetti ‘viaggi della speranza’ verso il Nord”. Una situazione “aggravata dall’assenza di politiche capaci di invertire la rotta” e da un orientamento che, secondo il sindacato, “continua a privilegiare il finanziamento della sanità privata, spesso incapace di fornire risposte concrete all’utenza”.
Sistema al limite
Il quadro tracciato è quello di un “sistema al limite del collasso: Pronto soccorso trasformati in vere e proprie trincee, con personale insufficiente; una medicina territoriale definita inesistente, segnata da una grave carenza di medici e infermieri; Case della Salute rimaste, in molti casi, solo sulla carta o ridotte a strutture vuote”.
In questo contesto, la Cgil Cosenza lancia un monito contro la “frammentazione delle iniziative di protesta”. Le battaglie locali, pur ritenute “legittime e nobili”, rischiano secondo il sindacato di “esaurirsi nel localismo e di favorire chi governa”. Da qui l’invito a unificare le lotte e a “guardare all’esperienza di ‘Calabria alza la testa””, la stagione di mobilitazione promossa da Il Quotidiano della Sud che vide comitati, associazioni, sindacati e cittadini marciare insieme. Uno slogan che, per la Cgil, “oggi è più attuale che mai”.
“La questione sanitaria – sottolinea la Cgil – ha ormai superato per drammaticità persino il tema del lavoro. Senza salute non esistono dignità, sviluppo né futuro. È una problematica trasversale che riguarda tutti, senza distinzione di ceto, genere o età, e che impone di superare protagonismi individuali e interessi di parte”.
In conclusione, il sindacato invita comitati territoriali, forze sociali e cittadini a “fare fronte comune” e a “coordinarsi in un unico grande movimento”, ritenuto l’”unico strumento per sperare in un cambiamento radicale della politica sanitaria regionale”. Il sindacato ribadisce infine il proprio “impegno a restare al fianco dei cittadini nella battaglia per una sanità pubblica ed efficiente”.


