La sanità in Calabria continua a scivolare verso una crisi strutturale che colpisce soprattutto i territori più fragili. A rilanciare l’allarme è Cosimo Limardo, presidente dell’associazione Don Gnocchi Voglia di Vivere e segretario nazionale del dipartimento Diversamente abili del Partito Unione Nazionale Italiana, che in una dura comunicazione indirizzata ai vertici del Dipartimento Salute e Welfare della Regione denuncia chiusure, silenzi istituzionali e un sistema ormai incapace di garantire il diritto alle cure.
Lettere senza risposta e appello al Quirinale
Limardo si rivolge direttamente alla dirigente generale Lola Fantozzi e al dottor Tommaso Calabrò, ricordando di aver scritto più volte al presidente della Regione Roberto Occhiuto senza mai ricevere risposta. Un silenzio che, secondo il presidente dell’associazione, rappresenta l’ennesima conferma di come la tutela della salute dei calabresi venga sistematicamente relegata in secondo piano. La questione era arrivata persino al Quirinale. Limardo racconta di aver scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ottenendo come risposta l’inoltro della sua segnalazione proprio agli uffici regionali competenti. Anche da lì, però, nessun riscontro.
Ospedali che chiudono, territori scoperti
Nel suo appello, il quadro che emerge è drammatico. Nella provincia di Vibo Valentia, sottolinea, stanno chiudendo o sono già stati chiusi ospedali storici come Tropea, Serra San Bruno, Nicotera e Soriano Calabro. A restare operativo è di fatto solo il presidio di Vibo Valentia, chiamato a coprire un intero territorio provinciale, con il timore concreto che possa presto subire ulteriori ridimensionamenti. Situazione analoga nella provincia di Reggio Calabria, dove restano aperti – e secondo Limardo “ancora per poco” – gli ospedali di Polistena, Gioia Tauro e Locri, mentre strutture come Oppido Mamertina, Palmi, Cittanova e Taurianova risultano già chiuse. A reggere l’urto di un’area vastissima resta il solo grande ospedale del capoluogo.
Il problema, evidenzia Limardo, non riguarda solo Vibo e Reggio, ma si estende anche alle altre province calabresi – Cosenza, Crotone e Catanzaro – dove la carenza di presìdi sanitari e personale sta producendo effetti sempre più gravi sulla popolazione.
“Chi può pagare si cura, gli altri aspettano”
Particolarmente duro il passaggio sulle liste d’attesa e sulla sanità a pagamento: “Come al solito – scrive – se paghi ottieni in breve tempo una visita, se non puoi ti aspetta la morte lentamente”. Una frase che fotografa il senso di abbandono percepito da molti cittadini e che trasforma l’accesso alle cure in una questione di possibilità economica più che di diritto costituzionale. Da qui la richiesta formale di un incontro con i dirigenti regionali per affrontare un’emergenza che, secondo Limardo, non è più rinviabile. Un grido d’allarme che si inserisce in un contesto già segnato da commissariamenti, piani di rientro e promesse di riforma mai realmente tradotte in servizi efficienti.
Mentre le migrazioni sanitarie continuano a crescere e interi territori restano scoperti, la voce delle associazioni torna a farsi sentire. E pone una domanda che pesa come un macigno sulla politica regionale: quanto ancora può reggere una sanità ridotta all’osso prima del collasso definitivo?


