Un “Manifesto per una democrazia delle cure in Calabria”. A lanciarlo è “Comunità competente”, a redigerlo il suo portavoce Rubens Curia, che è anche il suo primo firmatario. Ai cittadini il compito di leggerlo, valutarlo e, se ritenuto valido, sostenerlo sottoscrivendo la petizione avviata su “Change.org”. Lo hanno già fatto in tanti, c’è solo da andare sino in fondo con la speranza di indebolire quel muro di gomma che ruota attorno alla sanità calabrese e che solo una decisa presa di posizione da parte dei cittadini può aggredire e far crollare.
Una nuova direzione
Una nuova direzione
Il testo che accompagna la petizione è ricco di di dati, spunti e considerazioni che aiutano a riflettere, capire, valutare e far proiettare lo sguardo verso un futuro diverso. “In Calabria – afferma Comunità Competente – c’è bisogno di una direzione che guardi concretamente a soluzioni per la nostra travagliata sanità regionale che non possono esaurirsi nel chiedere più personale e maggiori finanziamenti, anche se nel riparto del Fondo sanitario nazionale siamo danneggiati perché le Regioni forti (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana) non vogliono tener conto, in sede di Conferenza Stato-Regioni, della ‘deprivazione sociale’ ovvero della povertà che è un potente ‘determinante sociale della salute’. Basta guardare “alla media annua degli investimenti pubblici nella sanità che è stata di 77 euro per abitante nel Nord-Est (184 euro a Bolzano) e di 25 euro nel Sud Continentale (in Calabria 16 euro)” per rendersi conto che sono tante le cose da modificare in Italia.
Spazio alle assunzioni
In particolare, “è necessario che le forze politiche s’impegnino ad abrogare in Parlamento il tetto delle assunzioni normato nel 2004 che stabilisce che le Regioni possano assumere tenuto conto della spesa del 2004 ridotta dell’1,4%”, così come è importante valorizzare la “medicina di prossimità e d’iniziativa per permettere alla spedalità di curare gli acuti e di fare ricerca non surrogando la medicina territoriale”. Comunità Competente, naturalmente, guarda con grande attenzione alle opportunità offerte dal Pnrr (‘Le prime cure a domicilio’, ‘Le strutture sanitarie intermedie’ e ‘Gli ospedali’, senza dimenticare la ‘Prevenzione’ che pone al centro ‘Il Distretto 2.0 luogo d’incontro tra le ‘Reti formali e le Reti informali costituite, queste ultime, dal volontariato, dal Terzo settore, dalle parrocchie, dai centri sociali e da altri luoghi di aggregazione’). Comunità Competente e il suo leader Rubens Curia accompagnano la petizione non solo con le parole, ma anche con proposte serie, incisive, fondate e fattibili. Un elenco lungo, ma sicuramente utile se si vogliono mettere fondamenta robuste al nuovo palazzo della sanità da costruire tutti assieme.
La partecipazione
In testa ci sono, in sintesi:1) Attivazione della ‘Partecipazione’, elemento centrale per una sanità di prossimità” aperta al controllo sociale da parte dei cittadini organizzati in Associazioni (Comitato Consultivo degli utenti, Comitato misto consultivo, Consulta del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze, la Conferenza dei Servizi annuale); 2) Immissione di giovani professionisti di cui in Calabria c’è disponibilità (Psicologi, Assistenti Sociali, Ostetriche, Ingegneri, Geometri, Amministrativi ecc) in un Ssr anziano per cambiare passo in attesa di essere attrattivi nei riguardi dei medici e degli infermieri che lavorano fuori Regione; 3) Attivazione U.O.C. di Neuropsichiatria Infantile e della Adolescenza presso l’ Azienda Universitaria Dulbecco e la Rete Ospedaliera e Territoriale prevista sin dal novembre 2022 dal Programma Operativo che darebbe una parziale risposta all’emigrazione sanitaria dei nostri bambini (788 nel 2022);
Gli ambulatori infermieristici
4) Abolizione graduale del tetto di spesa per gli Specialisti ambulatoriali Interni, con incremento delle ore della Specialistica Ambulatoriale; 5) Attivazione rete ‘Poct’ nel Territorio (Case della Comunità e Ospedali di Comunità) e nei Pronto Soccorso che consentirebbero di avere, in tempi brevi, i risultati degli esami ematici, anche salva vita, come la troponina; 6) Attivazione degli ‘Ambulatori Infermieristici’ sul territorio secondo una proposta elaborata da Comunità Competente per implementare una medicina di prossimità e d’iniziativa; 7) Diffusione sul Territorio del Dca attinente alla ‘Sperimentazione del Budget di salute’, un passo importante per prevenire l’ istituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici; 8) Implementazione del Dca attinente al ‘Piano d’azione regionale sulla salute mentale’; 9) Attuazione del Dca pubblicato nel gennaio scorso relativo alle ‘Linee Guida per le attività dei Consultori Familiari’ atteso da molto tempo dai movimenti femminili e non solo;
La telemedicina
10) Potenziamento della politica attinente alle ‘Aree Interne’ che dovrebbe armonizzare il ruolo degli Ospedali di zona disagiata con gli interventi di welfare previsti con la Rete di servizi alla persona predisposta a livello degli Ambiti Territoriali Sociali e l’integrazione sociosanitaria. Per ‘Comunità Competente’ sarebbe auspicabile che la Regione avanzasse al Governo nazionale una proposta perché la Strategia Nazionale Aree Interne(Snai) aumenti il suo bacino d’intervento e che la Regione valorizzasse la Telemedicina con un occhio ai ‘long term care’, all’infermiere di Comunità, alle Aggregazioni Funzionali Territoriali(Aft), all’Emergenza / Urgenza ed alle Piattaforme di Elisoccorso; 11) Valorizzazione del ruolo dei Consultori Familiari attivando gradualmente in Calabria i 95 Consultori previsti dalla normativa e da subito attivare in ogni Distretto un Consultorio h 12, soprattutto laddove sono stati chiusi, i ‘Punti nascita’; 12) Valutazione della fattibilità di attivare ‘Equipe mediche mobili’ per sopperire alla carenza del personale negli Ospedali;
Case di Comunità
13) Costruzione delle Case della Comunità come luoghi dell’integrazione sociosanitaria e valorizzazione del ruolo degli Enti Locali, del Volontariato e del Terzo Settore; 14) Previsione degli Ospedali di Comunità come luoghi di accompagnamento della persona fragile che si rapporta con la Rete Sociosanitaria e con le attività ambulatoriali infermieristiche; 15) Sostegno alla proposta del presidente Occhiuto perché la Protezione Civile torni ad occuparsi della costruzione dei nuovi ospedali finanziati oltre 17 anni orsono; 16) Istituzione delle Aziende Sanitarie Ospedaliere (Aso) di Cosenza e Reggio Calabria che dovrebbero gestire tutti gli ospedali e le Aziende Sanitarie Territoriali (Ast) di Cosenza e Reggio Calabria responsabili della sanità territoriale; 17) Sollecitazione del ruolo di verifica della Regione in merito ad importanti Dca approvati o Lea non attuati (Aggregazioni Funzionali Territoriali, istituzione delle Commissioni Consultive Miste, screening oncologici in gran parte insufficienti, Centri per le demenze ed il Deterioramento Cognitivo che curano oltre 32.000 pazienti a corrente alternata;
Le ‘Buone pratiche’
E ancora: 18) Istituzione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale che incredibilmente manca nella nostra Regione; 19) Valorizzazione e socializzazione delle ‘Buone Pratiche’ che sono presenti nel nostro Servizio Sanitario Regionale perché facciano da traino sulle varie problematiche; 20) Revisione della ‘Formazione del Personale’, che deve essere fortemente legata ai bisogni di salute della popolazione tenendo conto anche della Telemedicina e della Robotica; 21) Sostegno e sviluppo nell’ambito dell’ ‘Agricoltura Sociale’ delle attività delle ‘Fattorie Sociali’ importanti luoghi d’ inclusione e d’integrazione delle persone fragili; 22) Costruzioni diffuse di Elisuperfici attrezzate anche per il volo notturno al fine di garantire un Soccorso efficace e rapido, in special modo nelle nostre Aree Interne; 23) Attivazione dei Servizi di Emodinamica presso gli Ospedali di Lamezia Terme e di Polistena.
Proposte e realtà
Sono tutte proposte che traggono origine dall’osservazione della realtà sanitaria calabrese. Pietre di un percorso lungo e non semplice, ma, comunque, utili a costruire un sistema più rispondente alle esigenze del territorio e delle persone oggi sempre più abbandonate e più limitate nel diritto alla salute. Un diritto pagato a caro prezzo e, purtroppo, sempre più negato.