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Sanità distrutta, la ribellione civile che a Vibo la politica non ha mai saputo costruire

Destra e sinistra hanno fallito nell’unire il fronte della protesta. Ora le associazioni fanno squadra per difendere il diritto alla salute. Medici e pazienti soffrono in silenzio, mentre sulle macerie della sanità pubblica fioriscono i centri privati

Dopo anni di rassegnazione, è arrivato un segnale forte: la società civile si è svegliata. Città Attiva, Caregivers Don Mottola, Ali di Vibonesità, la Consulta dell’ospedale di Tropea e il Comitato dell’ospedale di Serra San Bruno hanno finalmente unito la voce.

Livelli essenziali sotto terra

Per anni, destra e sinistra a Vibo Valentia si sono alternate nelle promesse e nei silenzi. Nessuno ha costruito un fronte unito, nessuno ha difeso davvero il diritto alla salute. E mentre la politica si divideva, la sanità vibonese affondava: fondi tagliati, Lea sotto la soglia minima, piani territoriali mai approvati, servizi essenziali negati.

Medici soffrono in silenzio

Nel frattempo, all’interno del sistema sanitario, la fotografia è impietosa. La maggioranza dei medici vibonesi soffre in silenzio: lavorano con turni massacranti, senza personale, senza mezzi, senza prospettiva. Mandano avanti reparti al collasso, spesso solo per senso del dovere. Sono i veri resistenti di un sistema allo stremo.

I professionisti della 104

Ma accanto a loro, purtroppo, c’è chi continua a gongolare. I fannulloni e gli imboscati, quelli che il posto fisso lo vivono come rendita, non come responsabilità. Quelli che si “giocano” la legge 104 per scansarsi turni e giornate di lavoro, lasciando gli altri a coprire i vuoti. All’Asp di Vibo Valentia questa schiera è tutt’altro che sparita – ed è la zavorra morale di un sistema che pretende rispetto ma non lo restituisce.

Liste d’attesa: muro di gomma

Intanto, i cittadini pagano il prezzo più alto. Le liste d’attesa sono diventate un muro di gomma: mesi, a volte anni, per una visita o un esame. Chi può, scappa: verso gli ospedali di Catanzaro, Cosenza, Reggio o addirittura del Nord Italia. Chi non può, rinuncia a curarsi. È la nuova emigrazione sanitaria, quella della disperazione silenziosa.

Fiorisce solo la sanità privata

E sulle macerie della sanità pubblica, come funghi dopo la pioggia, fioriscono i centri privati: poliambulatori, laboratori, cliniche convenzionate che riempiono i vuoti lasciati dallo Stato. Mentre il sistema pubblico implode, il privato prospera. È la fotografia perfetta di una sanità che non cura più, ma seleziona in base al reddito.

Un fronte comune

Oggi, però, è arrivato il segnale di un fronte comune. Un movimento che parte dal basso e chiede alle istituzioni di tornare a fare lo Stato, non la comparsa. Non c’è colore politico, non c’è sigla di partito. C’è solo la consapevolezza che il diritto alla salute non è una concessione, ma un fondamento costituzionale.

La ribellione dei comitati

La ribellione civile dei comitati vibonesi non è contro qualcuno, ma per qualcosa: per un sistema sanitario che non discrimini, per una rete di servizi che funzioni, per una democrazia che torni a curare i propri cittadini. E se oggi la politica continua a dividersi, la società civile ha deciso di unire.

Il silenzio delle istituzioni

Perché la vera notizia è questa: a Vibo Valentia lo Stato non lo rappresentano più i palazzi, ma i cittadini che hanno scelto di non tacere. E quando la voce del popolo si organizza, anche il silenzio delle istituzioni diventa colpevole.

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