“Quale sanità? È quello che si chiedono migliaia di cittadini in questo periodo, segnato da disservizi sempre più gravi”. Lo scrivono in una nota i componenti del Coordinamento +Europa Vibo Valentia, secondo i quali “quindici anni di sacrifici, dovuti a un piano di rientro che è diventato una sorta di buco nero, e il commissariamento dell’Asp di Vibo Valentia, per la seconda volta per infiltrazioni mafiose, hanno messo in ginocchio quello che già in precedenza non poteva certo definirsi ‘diritto alla salute'”.
Sanità ridotta al minimo
“Viaggi della speranza in altre regioni, sospensione di servizi dovuti a ‘carenza di personale’, sanità privata che si sostituisce a quella pubblica, liste di attese infinite, sono ciò che hanno dovuto subire i calabresi, ma soprattutto i cittadini del Vibonese da anni”, prosegue il Coordinamento, “tanto che nessuno ricorda a memoria una sanità che abbia mai funzionato. Neanche quando in Calabria sono stati costruiti più di cinquanta ospedali, mai entrati tutti in funzione. Uno spreco di soldi pubblici che ha negato alla Calabria la possibilità di raggiungere i livelli essenziali di assistenza, rappresentando il minimo per poter parlare di diritto alle cure”.
“Un’aspettativa di vita per i figli di questa terra di ben cinque anni in meno rispetto agli abitanti del Trentino Alto Adige, e di circa 1,5 rispetto alle regioni del Nord. La Calabria registra la spesa sanitaria pubblica pro capite più bassa in Italia, con circa 1.748 euro rispetto a una media nazionale superiore a 2.100-2.300 euro”, denuncia il Coordinamento, “dato che si associa a carenze strutturali, posti letto limitati e un alto tasso di migrazione sanitaria (‘viaggi della speranza’) che ha pesato per quasi 300 milioni di euro nel 2024 e che ha raggiunto i quasi 330 nel 2025, a dimostrazione del fallimento del piano di rientro”.
Ticket, valori superiori alla media
“Nonostante la bassa spesa – affermano ancora i rappresentanti di +Europa – i cittadini calabresi affrontano alti costi per la compartecipazione alla spesa farmaceutica (ticket), con valori superiori alla media, spesso correlati a un basso reddito pro capite. A fronte di tutto ciò, la regione registra uno dei dati più bassi per posti letto complessivi ogni 100 mila abitanti, sebbene mantenga una quota alta nel settore privato. E di certo non ci aiuterà l’autonomia differenziata, che vede già alcune regioni negare ai calabresi i viaggi della speranza. Ma c’è sempre un sud più al sud del sud. Per la provincia di Vibo Valentia prevista una redistribuzione delle quote pro-capite per abitante che penalizza in modo vergognoso il nostro territorio, cenerentola non più solo rispetto al resto dell’Italia, ma anche della Calabria stessa”.
Futuro senza luce
“Il susseguirsi di delibere dei vari commissari ad acta – continuano gli esponenti di +Europa – raccontano un futuro che non vede mai la luce: un ospedale spoke che non è in grado di garantire il diritto alla salute, un ospedale generale, quello di Tropea, che prevede reparti mai realizzati, anzi, reparti che c’erano e che sono stati svuotati, con un Pronto Soccorso che non può contare su un servizio di analisi e radiologia h24. Un ospedale di montagna, a Serra San Bruno, che dovrebbe garantire cure agli abitanti di una terra disagiata, è costretto a fare battaglie per la presenza di almeno un rianimatore”.
“Eppure chi ci governa ha scritto nero su bianco quello che dovrebbe essere la sanità per la provincia di Vibo Valentia. Libri dei sogni scritti per continuare ad ingannare le legittime aspettative degli abitanti di quel territorio, che vengono penalizzati, diventando fanalino di coda rispetto al resto della Calabria”.
La politica ha perso
Una “sconfitta della classe politica” che “risponde solamente a logiche di appartenenza partitica. La politica, l’arte nobile che, come sosteneva Aristotele, ‘mira al bene comune’, in Calabria continua a non trovare patria”, aggiunge il Coordinamento. “Una questione, quella della sanità, che come la questione meridionale, non trova via di uscita. Anni di governi di destra e di sinistra, commissari ad acta, generali, direttori, non solo non hanno trovato la ‘cura’, ma hanno addirittura peggiorato quello che era già peggio. Anni di gestioni fallimentari hanno ulteriormente svuotato un po’ alla volta quello che rimaneva nei pochi ospedali rimasti aperti, dove i cittadini sono comunque costretti a rivolgersi, perché assente o quasi quella che si chiama Medicina del Territorio, o le Case della Comunità, che sono servite solo a disorientare ancora di più i cittadini”.
“Viviamo in una terra che lascia andare via i propri figli, che vede diminuire drasticamente i propri abitanti ogni anno che passa. La rassegnazione sarebbe un’ulteriore sconfitta. Per questo dobbiamo pretendere che ci venga dato quello di cui abbiamo bisogno”, spiega il Coordinamento. “Motivazioni politiche hanno consentito finora che si utilizzasse la spesa storica per l’assegnazione delle risorse, oltre naturalmente allo schema della divisione per la prevenzione, la medicina territoriale e quella ospedaliera. Un metodo per dare a chi ha avuto, e di lasciare fuori chi non ha avuto la possibilità di erogare servizi”.
“Chiediamo con forza che chi ha il dovere di farlo parta dai bisogni per dare risposte concrete. È quindi necessaria la massima attenzione, in questo momento di emergenza, da parte di tutti; c’è bisogno soprattutto della partecipazione dei cittadini, organizzati o no, che rappresentano l’ultimo baluardo di un riscatto oramai irrinunciabile!”, conclude il Coordinamento +Europa Vibo Valentia.


