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Sanità, tariffe aumentate e fondi limitati: la Regione difende il riparto alle Asp per il triennio 2025-2027

Il Dipartimento Salute replica alle critiche sul criterio di distribuzione delle risorse per l’acquisto di prestazioni dai privati accreditati. “Assorbiti i margini dall’aumento tariffario”, ma previsti fondi mirati per Crotone, Vibo e Reggio

La Regione chiarisce i criteri adottati per la contestata ripartizione delle somme destinate alle Aziende sanitarie provinciali per l’acquisto di prestazioni sanitarie dai privati accreditati nel triennio 2025-2027. Due, in sintesi, gli obiettivi dichiarati: evitare una riduzione della capacità di spesa delle Asp a seguito dell’adeguamento delle tariffe e, al contempo, rispondere ad alcune esigenze territoriali ritenute prioritarie attraverso finanziamenti mirati.

La precisazione arriva in risposta a un’interrogazione del capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Ernesto Alecci, che aveva parlato di un’impostazione fondata ancora su logiche di “spesa storica”, senza una vera ricalibrazione sulla base del fabbisogno reale delle popolazioni assistite, delle liste d’attesa, della mobilità passiva e degli squilibri demografici tra province.

L’impatto dell’aumento delle tariffe

Al centro della questione c’è l’aumento medio del 15% delle tariffe delle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture private accreditate, disposto in seguito all’ottemperanza della sentenza n. 740/2024 del Tar Calabria. Un incremento che, secondo la Regione, ha comportato un maggior costo pari a 13.326.922,86 euro. Una cifra che – si legge nella risposta del Dipartimento Salute – ha “assorbito integralmente i margini di manovra” che avrebbero potuto consentire un ampliamento dei tetti di spesa per l’assistenza territoriale acquistata dai privati, a fronte di risorse complessivamente disponibili definite “particolarmente esigue”, anche per i vincoli di equilibrio economico-finanziario del Servizio sanitario regionale.

Con il decreto del commissario ad acta n. 302/2025 si è quindi scelto di garantire la copertura dell’offerta sanitaria già esistente, preservando i livelli di assistenza e assicurando che le Asp potessero acquistare un volume di prestazioni almeno pari a quello precedentemente garantito.

I finanziamenti ad hoc per i territori

Accanto alla conferma dei tetti, la Regione ha previsto alcune integrazioni mirate. Per l’Asp di Crotone disposto un finanziamento specifico per garantire la continuità delle prestazioni di assistenza domiciliare ad alta intensità, dopo la conclusione della fase sperimentale del progetto Oberon. Con riguardo all’Asp di Vibo Valentia, previsto un fondo ad hoc con l’obiettivo di incrementare l’offerta e ridurre la mobilità sanitaria intraregionale, consentendo l’attivazione e la contrattualizzazione di posti letto e prestazioni già disponibili presso strutture accreditate.

Per l’Asp di Reggio Calabria, infine, sono state riservate risorse aggiuntive per superare un assetto dell’assistenza psichiatrica ritenuto non coerente con il quadro regionale di autorizzazione e accreditamento.

Le critiche e il nodo delle liste d’attesa

Le associazioni di categoria hanno espresso perplessità sull’ammontare complessivo dei finanziamenti, paventando il rischio di un rapido raggiungimento dei tetti di spesa, con possibili effetti negativi: allungamento delle liste d’attesa e incremento della migrazione sanitaria verso altre regioni. La Regione, tuttavia, invita alla cautela. Gli effetti sull’esercizio 2026 – viene sottolineato – non sono al momento pienamente riscontrabili. Sarà necessario un congruo arco temporale per valutare in modo oggettivo l’impatto delle nuove disposizioni.

Resta, dunque, un equilibrio delicato tra tariffe aumentate e risorse limitate: una partita che si giocherà nei prossimi mesi, tra sostenibilità finanziaria e diritto alla salute sui territori.

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