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Sanità vibonese a picco, Urologia ancora senza guida: rinuncia il medico scelto

Salta la nomina del direttore della Struttura complessa dopo l’esito dell’avviso pubblico. Per l’Asp si riapre un’emergenza delicata in un reparto già provato da carenze e disagi
piao asp vibo

La struttura complessa di Urologia resta ancora senza un direttore titolare. Il dottor Federico Lanzi, unico candidato risultato vincitore dell’avviso pubblico bandito lo scorso anno per l’individuazione del nuovo primario, ha infatti rinunciato all’incarico, evidenzia stamane la Gazzetta del Sud in un articolo a firma di Maria Novella Imeneo, lasciando nuovamente scoperto uno dei reparti più strategici dell’ospedale. 

Una decisione che complica ulteriormente il quadro e costringe ora l’Azienda sanitaria provinciale a individuare in tempi rapidi una soluzione alternativa per garantire una guida stabile alla struttura, da tempo priva di una direzione definitiva.

Un reparto senza primario da anni

La Struttura complessa di Urologia, infatti, non disponeva da tempo di un direttore titolare. Negli ultimi anni il reparto era stato portato avanti dall’urologo Alberto Ventrice, che ha svolto il ruolo di primario facente funzioni, assicurando continuità operativa nonostante le difficoltà. Una gestione che aveva consentito di mantenere in piedi il servizio, pur in un contesto segnato da criticità strutturali e organizzative sempre più pesanti.

Le dimissioni di Ventrice e il segnale della crisi

Lo scorso novembre, però, lo stesso Ventrice aveva deciso di lasciare l’incarico. Una scelta maturata, come da lui stesso spiegato, in un clima di crescente mortificazione per le continue limitazioni imposte al reparto, già stretto nella morsa della crisi sanitaria che investe diversi servizi ospedalieri.

A pesare, in particolare, era stata l’impossibilità di garantire regolarmente gli interventi chirurgici per la carenza di anestesisti, un nodo che aveva finito per compromettere l’operatività della struttura e rendere ancora più evidente la fragilità del sistema.

L’Asp ora cerca una via d’uscita

Le dimissioni di Ventrice avevano già messo in luce la profondità della crisi. Ora, con la rinuncia del medico individuato attraverso l’avviso pubblico, la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente. Per l’Asp il problema è doppio: la procedura selettiva non ha prodotto una graduatoria da cui attingere, dal momento che Lanzi era l’unico candidato, e la pubblicazione di un nuovo bando richiederebbe inevitabilmente tempi lunghi. Basti pensare che l’iter precedente ha impiegato quasi un anno per arrivare a conclusione.

Nel frattempo, resta aperta la questione più urgente: assicurare una guida a un reparto essenziale, già messo a dura prova da carenze di personale e difficoltà organizzative, in un momento in cui la sanità del territorio continua a fare i conti con emergenze irrisolte.

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