Alla Regione Calabria nessuno li ha mai degnati di ascolto. Per questo comitati e associazioni del territorio vibonese hanno deciso di rivolgersi direttamente alla dottoressa Adduce, incaricata di monitorare i progressi compiuti dalla Regione per l’uscita dal Commissariamento e, auspicabilmente, anche dal Piano di Rientro, definiti due “cappi al collo” che soffocano la sanità calabrese da oltre quindici anni. La lettera è firmata da Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo per l’Osservatorio Civico Città Attiva, da Rocco La Rizza per il Comitato San Bruno e da Domenico Cortese e Marina Radice per il Comitato Costa degli Dei.
Nel documento, che verrà inviato nei prossimi giorni, verrà denunciata la “situazione drammatica in cui versa la sanità nella provincia di Vibo Valentia”, illustrando l’attività portata avanti da anni da comitati e associazioni e segnalando “criticità già più volte denunciate e rimaste senza soluzione, nonostante siano state verificate e dichiarate anche nelle sedi istituzionali”.
Territorio abbandonato
Il quadro descritto è quello di un “territorio che continua a rimanere abbandonato a se stesso”, nonostante una “vulnerabilità nota e certificata. La Calabria – ricordano i firmatari – raggiunge appena quota 40 nei LEA per l’assistenza distrettuale, il livello più basso tra tutte le Regioni a Statuto Ordinario, peggiore di tutte ad eccezione della Valle d’Aosta, Regione a Statuto Speciale”.
Consultori
Particolare attenzione è rivolta alla rete dei consultori familiari. “A Vibo Valentia – sostengono gli attivisti – ne sono previsti otto, ma quelli attivi risultano essere soltanto tre, e peraltro non completi rispetto alle figure professionali previste: ostetriche, ginecologi, psicologi, infermieri, neuropsicomotricisti e terapisti della riabilitazione psichiatrica”. Nella provincia di Vibo, si segnala inoltre la “totale assenza di terapisti occupazionali e di terapisti della riabilitazione psichiatrica”.
Salute mentale
Uno dei capitoli più critici riguarda la salute mentale. “Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Jazzolino – affermano i rappresentanti di comitati e associazioni – risulta chiuso ai ricoveri ordinari dal dicembre 2023. I Centri di Salute Mentale di Moderata Durant, Tropea, Nicotera e Serra San Bruno sono ridotti all’osso in termini di personale e incapaci di far fronte a un bisogno di assistenza che ha numeri definiti ‘spaventosi’: solo a Vibo si contano circa 6.000 cartelle trattate, che superano i 10.000 casi considerando l’intera provincia”.
Serd di Tropea
Gravi criticità sono segnalate anche per il Serd di Tropea, “privo di personale, con utenti costretti a rivolgersi al Serd di Pizzo, anch’esso in forte carenza di organico, e per il Centro Diurno di Mileto, dove opera una sola psicologa”. Richiamata altresì la situazione dei progetti per l’autismo, con i centri di Pizzo e Serra San Bruno “non ancora attivati, causando gravi disagi alle famiglie”. Non mancano, infine, territori “completamente sprovvisti di servizi sanitari territoriali, come Vibo Marina, Poro, Mesima e Serre”.
Carenza assistenziale
Il documento evidenzia poi una “grave” e “diffusa carenza assistenziale nell’Asp di Vibo Valentia”, che “riguarda in particolare le Residenze Assistenziali per anziani (R2 e R3), le RSA medicalizzate, gli hospice, i moduli per disabili e per pazienti affetti da SLA, la riabilitazione estensiva e residenziale e la riabilitazione a ciclo diurno”. Sottolineata anche la “totale assenza di alcune tipologie di offerta, come i moduli per SLA e malattie neurodegenerative, la riabilitazione residenziale diurna e le strutture per la salute mentale, con la conseguenza di un aumento degli accessi ai Pronto soccorso e di ricoveri fuori provincia o fuori regione”.
Soluzioni
Alla dottoressa Adduce sarà chiesto “ascolto”, ma soprattutto “soluzioni e spiegazioni”, anche alla luce di “quanto riportato nel verbale della riunione congiunta dell’11 aprile 2024 del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali”. Nel documento, a pagina 53, si evidenzia il “ritardo nell’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalle leggi nazionali per il potenziamento dei LEA e tuttora accantonate, sollecitando il commissario ad acta al corretto e completo utilizzo delle risorse per l’erogazione delle prestazioni assistenziali”. Tra queste citati i “346,942 milioni di euro residui in GSA al 31 dicembre 2023 e i 34,805 milioni di euro destinati alla copertura dei costi delle prestazioni sociosanitarie, sui quali anche il tavolo tecnico chiedeva chiarimenti”.
La lettera sarà infine l’occasione per ribadire che l’”equità nell’accesso alle cure non può essere messa in discussione e che il diritto alla salute non può attendere”. Un diritto che, sottolineano i firmatari, “deve essere garantito anche a chi vive nella provincia di Vibo Valentia”.


