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Sanità vibonese, i comitati portano tutto in Procura: tre denunce sul tavolo della magistratura (video)

Sanità vibonese, i comitati portano tutto in Procura: tre denunce sul tavolo della magistratura (video)

Dagli interventi chirurgici cancellati ai ricoveri bloccati, fino ai percorsi negati ai pazienti oncologici: i sodalizi parlando di una storia fatta di attese, silenzi e scelte mancate

Non si tratta di singoli episodi, né di emergenze improvvise. Gli esposti presentati dai comitati per la difesa della sanità pubblica nel Vibonese (Osservatorio Civico Cittadinanza Attiva, Costa degli Dei e Comitato San Bruno) raccontano una crisi che si è costruita nel tempo, giorno dopo giorno, tra rinvii, carenze strutturali e soluzioni tampone. Una crisi che oggi, secondo i denuncianti, ha superato ogni limite di tollerabilità.

Interventi cancellati a Tropea

Il caso più emblematico riguarda l’ospedale di Tropea, dove da mesi risultano interrotti gli interventi di urologia e proctologia. Due attività che garantivano assistenza chirurgica a un bacino molto ampio di pazienti e che oggi non sono più operative. La causa dichiarata è la mancanza di anestesisti, una carenza che però – sostengono i comitati – era ampiamente prevedibile. Dalle ricostruzioni emerge come, nel corso degli anni, le segnalazioni interne sulla scarsità di personale non abbiano prodotto risposte efficaci. Concorsi banditi e mai portati a termine, graduatorie disponibili ma poco utilizzate, assunzioni rinviate: mentre il problema cresceva, le sale operatorie si svuotavano. Il risultato è che i cittadini sono costretti a spostarsi in altre province, allungando i tempi di cura e aggravando il disagio.

Assunzioni mancate e soluzioni provvisorie

Un altro nodo centrale riguarda la gestione del personale sanitario, in particolare degli anestesisti. Gli esposti ricostruiscono una lunga sequenza di tentativi incompiuti: concorsi che non hanno prodotto risultati, procedure rimaste sospese, e un ricorso sempre più frequente a contratti temporanei o convenzioni esterne. Secondo i comitati, questa strategia ha finito per normalizzare l’emergenza. Invece di costruire un organico stabile, si è scelto di tamponare con accordi a tempo, spesso onerosi, che non garantiscono continuità né sicurezza. Una scelta che avrebbe avuto conseguenze dirette sull’erogazione dei servizi e, allo stesso tempo, sui bilanci dell’azienda sanitaria.

Salute mentale senza ricoveri allo Jazzolino

Il secondo esposto punta l’attenzione su una realtà ancora più silenziosa: il blocco dei ricoveri nel Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale Jazzolino, attivo fino alla fine del 2023 e poi di fatto svuotato. Una decisione che ha colpito pazienti fragili, spesso privi di alternative e di reti di supporto.
Anche in questo caso, alla base della sospensione ci sarebbe una carenza strutturale di personale mai affrontata in modo risolutivo. Il venir meno dei ricoveri ha costretto molte famiglie a rivolgersi fuori provincia, spezzando la continuità delle cure e aumentando il senso di abbandono. Una ferita profonda che, secondo i comitati, non può essere liquidata come un semplice problema organizzativo.

Oncologici e cronici intrappolati nelle attese

Il terzo esposto racconta una sofferenza meno visibile ma altrettanto grave: quella dei pazienti oncologici e cronici, intrappolati in percorsi di cura frammentati e in liste d’attesa senza fine. Qui il problema non è solo il tempo, ma l’assenza di un sistema che accompagni davvero chi affronta una malattia grave. Secondo i denuncianti, mancano strumenti dedicati capaci di garantire accessi rapidi e coordinati alle visite e agli esami necessari. Le risposte arrivate nel tempo sono state parziali, limitate a singole prestazioni, lasciando scoperto il resto del percorso. Una situazione che, per chi combatte ogni giorno con la malattia, si traduce in ulteriore stress, incertezza e ritardi.

Piena fiducia nella magistratura

Tre esposti, un unico filo rosso: servizi essenziali che non vengono garantiti, mentre le criticità si accumulano senza una vera assunzione di responsabilità. Per questo i comitati hanno deciso di affidare alla magistratura il compito di fare chiarezza. Non per spirito di scontro, ma – sostengono – perché quando la sanità smette di curare, il problema non è più solo amministrativo, ma riguarda la dignità stessa delle persone.

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