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Sanità vibonese, Rifondazione Comunista attacca: “Inaccettabile sedersi al tavolo con chi ha smantellato il sistema pubblico”

Dura presa di posizione della segreteria provinciale e regionale dopo il secondo scioglimento dell'Asp per infiltrazioni mafiose: "Rifiutiamo passerelle e minestroni politici che riabilitano i responsabili del disastro"

Non usa giri di parole il Partito della Rifondazione Comunista, attraverso le voci di Marcella Murabito (segretaria provinciale di Vibo) e Angelica Perrone (responsabile Sanità Calabria), per descrivere l’attuale, drammatico quadro della sanità locale. Al centro della critica, il recente D.P.R. del 30 settembre 2024 che ha sancito, per la seconda volta in quattordici anni, lo scioglimento dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia per condizionamenti della criminalità organizzata.

Un sistema asservito

Secondo gli esponenti del partito, la fotografia restituita dalle indagini è “impietosa”: un sistema totalmente schiacciato dalle consorterie locali che controllano appalti, forniture e assunzioni, grazie alla complicità attiva di “colletti bianchi” tra cui dirigenti e politici. Un meccanismo che, si legge nella nota, ha infiltrato anche le strutture private convenzionate.

L’attacco alle “manifestazioni-passerella”

Rifondazione Comunista, pur avendo partecipato storicamente alle mobilitazioni dei comitati civici, esprime oggi forte sconcerto per l’evoluzione del dibattito pubblico. Sotto accusa finiscono i consessi definiti “recite a soggetto”, dove si pretende di discutere di salute pubblica invitando proprio i protagonisti dello smantellamento sanitario. “Affermare che la sanità non ha colore politico è una sciocchezza ideologica — dichiarano Murabito e Perrone — serve solo a coprire responsabilità precise. Ogni scelta che riguarda la nostra pelle è un atto politico”.

La critica agli alleati e la scelta della piazza

Il partito punta il dito contro i compagni di passate battaglie che oggi accettano il dialogo con i rappresentanti della sanità privata e del governo nazionale, definendo questa apertura un “minestrone” che svuota di senso anni di lotte di popolo. La nota si chiude con una rivendicazione di coerenza: i dirigenti di Rifondazione si dicono “lusingati” dall’esclusione dai recenti tavoli tecnici, ribadendo che la loro battaglia continuerà esclusivamente nelle piazze, a difesa del diritto alla cura universale e gratuita e contro il “mercato della malattia”.

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