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Si complica il caso Meridionale Petroli, l’azienda smentisce il sindaco su tutta la linea

Duro scontro tra la società e il Comune di Vibo. Negati impegni sulla delocalizzazione, smentita l’esistenza di aree idonee o finanziamenti e accusata l’amministrazione di alimentare un clima di disinformazione a fini di consenso

Si apre uno scontro frontale tra la Meridionale Petroli S.r.l. e l’amministrazione comunale di Vibo Valentia. Attraverso una nota, l’azienda che gestisce il deposito costiero ha deciso di rompere il silenzio per ristabilire quella che definisce la “verità dei fatti”, smentendo punto per punto le recenti dichiarazioni pubbliche rilasciate dal sindaco.

L’accusa di disinformazione

L’azienda esprime un “profondo rammarico per il clima di crescente disinformazione” che ha circondato la propria attività negli ultimi mesi. Dopo cinquant’anni di operatività nel pieno rispetto delle norme, la società spiega di aver scelto inizialmente il silenzio per favorire un confronto istituzionale oggettivo, ma la situazione sarebbe ormai degenerata. “Il reiterarsi di affermazioni non coerenti con i fatti rischia oggi di compromettere non solo la corretta informazione dei cittadini, ma anche la serenità di lavoratori, famiglie e operatori dell’indotto”, avverte la Meridionale Petroli.

Il nodo della delocalizzazione

Il punto centrale della contesa riguarda il possibile spostamento del deposito, ipotesi caldeggiata dal Comune ma che, stando alla società, non avrebbe basi concrete. L’azienda chiarisce infatti che “circa l’eventualità di una possibile delocalizzazione del Deposito costiero non è stato assunto né formalmente né informalmente rappresentato alcun impegno nei confronti dell’Amministrazione comunale da parte degli organi societari”.

A supporto di questa posizione, la nota cita gli esiti della riunione plenaria dello scorso 30 gennaio 2026, svoltasi in videoconferenza con tutti gli Enti competenti. Secondo quanto riferito dalla società, in tale sede sarebbe emerso un quadro diametralmente opposto a quello narrato dalla politica: non risultano individuate aree idonee per un nuovo deposito, mancano garanzie sulle autorizzazioni e sulle tempistiche, e non è stata assicurata alcuna forma di sostegno pubblico o di infrastrutture per l’approvvigionamento. Inoltre, la Meridionale Petroli sottolinea un dato tecnico fondamentale: “La validità dell’istanza di rinnovo della concessione demaniale presentata da Meridionale Petroli, già corredata da tutti i pareri favorevoli, non è stata oggetto di contestazione”.

Il peso economico e sociale

L’attacco dell’azienda si sposta poi sulle motivazioni che starebbero spingendo l’amministrazione a fornire una versione distorta della realtà, puntando il dito contro la ricerca di visibilità politica. “L’Azienda non può non rilevare come una rappresentazione non aderente alla realtà rischi di colpire ingiustamente un presidio industriale che garantisce quotidianamente oltre il 60% dell’approvvigionamento energetico regionale, assicurando occupazione diretta a numerose famiglie e sostenendo un indotto che coinvolge migliaia di lavoratori”. Il timore espresso è che le “esigenze di visibilità e di consenso sembrano prevalere sull’esigenza di una rappresentazione rigorosa e aderente ai fatti”.

L’ultimatum al Comune

Nonostante la durezza della smentita, la Meridionale Petroli si dice ancora disposta al dialogo, ma pone delle condizioni chiarissime: l’azienda resta in attesa di ricevere “evidenze oggettive” che supportino quanto dichiarato dal Sindaco, in particolare sulla presunta individuazione di un sito idoneo e sulla reale disponibilità di sovvenzioni pubbliche, che il primo cittadino avrebbe indicato come già esistenti. “In mancanza – fa sapere l’azienda – e nel rispetto dei principi di correttezza e trasparenza, non resteremo in silenzio di fronte a dichiarazioni non rispondenti al vero o comunque difformi dal quadro fattuale, riservandoci di tutelare nelle sedi opportune la nostra reputazione, i nostri lavoratori e il ruolo che da oltre cinquant’anni svolge al servizio della collettività”.

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