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“Siamo vivi per miracolo”: don Giacomo Panizza sotto i bombardamenti russi in Ucraina

Il sacerdote lametino e fondatore di Progetto Sud era sul treno partito da Kiev con 110 attivisti italiani della missione Mean, quando Leopoli è stata colpita da un pesante raid russo: mattinata tremenda

È stata una notte di terrore quella vissuta da don Giacomo Panizza, sacerdote lametino e fondatore della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, che si trovava a bordo di un treno partito da Kiev insieme ad altri 110 attivisti italiani del Movimento Europeo di Azione Non Violenta (Mean). Il convoglio, diretto verso il confine polacco, è stato sfiorato da un violento bombardamento russo su Leopoli, in quello che è stato uno dei raid più intensi delle ultime settimane contro l’Ucraina occidentale.

Il racconto del sacerdote

A raccontare l’accaduto è stato lo stesso don Panizza, intervenuto telefonicamente al Tgr Calabria, visibilmente scosso ma lucido nel descrivere le ore di paura: “È stata una mattinata tremenda, abbiamo avuto tanta paura. Sentivamo le esplosioni vicine, ma fortunatamente siamo tutti illesi”.

Il convoglio verso la Polonia

L’attacco, secondo quanto riferisce l’Ansa, è iniziato dopo circa tre ore di viaggio, nell’area di Zhytomyr, per poi estendersi fino a Leopoli, dove i colpi di artiglieria e le detonazioni hanno accompagnato la corsa del treno. Nonostante la tensione e il rischio concreto, il convoglio è riuscito a proseguire fino al confine con la Polonia, dove i volontari hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.

Da Cracovia a Lamezia

Don Panizza, raggiunto successivamente da un pullman diretto a Cracovia, si appresta ora a rientrare a Lamezia Terme, portando con sé l’esperienza di una missione umanitaria segnata dalla paura ma anche dalla forza della non violenza. Il sacerdote, noto per il suo impegno sociale e per la sua attività accanto agli ultimi, aveva partecipato alla decima missione del Mean, un’iniziativa che da tempo promuove il dialogo e la solidarietà con la popolazione ucraina colpita dalla guerra.

Una testimonianza di pace

La sua testimonianza arriva come un monito potente: anche nei momenti più bui, la scelta della pace e della presenza umana nei luoghi del dolore resta per don Panizza “una forma di resistenza concreta, più forte di qualunque arma”.

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