Il voto del Consiglio regionale che ha introdotto le figure dei sottosegretari alla Presidenza della Giunta accende lo scontro politico in Calabria e provoca una durissima reazione delle opposizioni. Per il Partito Democratico e l’intera minoranza, la seduta di ieri rappresenta “una delle pagine più tristi della recente storia politica regionale”.
Al momento della votazione finale, i consiglieri di opposizione hanno scelto di abbandonare l’aula. Un gesto definito “doveroso”, spiegano dal centrosinistra, per non essere “né complici né testimoni oculari” di quello che viene bollato come “un tradimento nei confronti dei cittadini calabresi”.
Una rottura politica netta
La contestazione non si è limitata al piano simbolico. Le opposizioni rivendicano di aver presentato, nei mesi scorsi e anche nel corso della seduta, una serie di emendamenti con l’obiettivo di contenere l’impatto economico della norma e ridurre la spesa pubblica. Secondo il Pd, la maggioranza di centrodestra avrebbe però respinto ogni proposta, lasciando inalterato un impianto che viene giudicato “vergognoso” e privo di una reale giustificazione amministrativa. Nel mirino finiscono soprattutto i costi delle nuove figure e delle relative strutture di supporto, che – denunciano le minoranze – peseranno per centinaia di migliaia di euro l’anno sulle casse della Regione.
“Più poltrone, non più servizi”
È su questo punto che l’attacco politico si fa più duro. In una Calabria segnata da emergenze strutturali, dall’insufficienza dei servizi sanitari alle criticità nei trasporti, passando per il sostegno ai giovani, il lavoro e le politiche sociali, l’opposizione sostiene che quelle risorse avrebbero dovuto essere destinate ad altre priorità.
La lettura del centrosinistra è netta: la scelta della maggioranza non risponderebbe a esigenze di governo del territorio, ma piuttosto a una logica interna di equilibrio politico. “Più poltrone, più incarichi, più potere”, è in sostanza l’accusa rivolta al centrodestra. A rendere ancora più aspra la critica è il meccanismo previsto dalla legge: la nomina diretta da parte del presidente della Regione. Un passaggio che, secondo le opposizioni, escluderebbe qualsiasi criterio trasparente di merito e non offrirebbe garanzie né sull’efficacia né sulla produttività delle nuove figure istituzionali.
La polemica sulla “manutenzione normativa”
A suscitare ulteriore irritazione è stata anche la definizione utilizzata per accompagnare il provvedimento, presentato come un semplice “intervento di manutenzione normativa”. Una formula che il Pd liquida come un tentativo di alleggerire politicamente la portata di una scelta ben più pesante. Dietro quella dicitura, secondo la minoranza, si nasconderebbe invece una precisa operazione politica, costruita per ampliare spazi di nomina e consolidare assetti di maggioranza.
Il bersaglio è anche Occhiuto
Nella nota non manca un affondo diretto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, descritto come sempre più distante dalle dinamiche reali della Calabria. Per l’opposizione, il governatore sarebbe ormai più concentrato sul proprio futuro politico che sulle urgenze della regione. Da qui l’avvertimento finale rivolto a chi ha sostenuto la legge: prima o poi, sostengono dal centrosinistra, sarà il corpo elettorale a presentare il conto. Un messaggio che richiama apertamente il recente clima politico nazionale e il rapporto, sempre più fragile, tra istituzioni e cittadini.
La partita, insomma, non si chiude in aula. E dopo il voto sui sottosegretari, il tema rischia di diventare uno dei nuovi fronti caldi dello scontro politico calabrese.


