Spari, roghi e furti: Corigliano Rossano senza una linea sulla sicurezza. Rapani accusa il Comune

Il senatore chiede una svolta immediata e l’attivazione di strumenti già previsti dallo Stato. L’amministrazione comunale viene messa sotto accusa per l’assenza di una risposta politica visibile

Corigliano Rossano vive da mesi una tensione costante che non può più essere derubricata a cronaca spicciola. Scontri armati sul lungomare, auto incendiate, furti e aggressioni scandiscono le giornate di una città vasta, difficile da presidiare e sempre più esposta. In questo contesto, il senatore Ernesto Rapani punta il dito contro l’amministrazione comunale, accusata di mantenere un profilo basso su fatti che richiederebbero invece una presa di posizione netta e pubblica. “Non manca la presenza istituzionale – afferma – manca il coraggio di dire le cose come stanno”.

Una città  grande per organici ridotti

La geografia stessa di Corigliano Rossano spiega parte del problema. Una delle realtà urbane più estese della Calabria, con quartieri distanti e un tessuto urbano frammentato, che rende il controllo del territorio una sfida quotidiana. Le forze dell’ordine fanno il possibile, ma tra turnazioni, servizi straordinari e carenze di personale, la copertura resta inevitabilmente discontinua. A pesare c’è anche l’impegno su fronti strategici. Il cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide, le opere lungo la statale 106 e altri lavori pubblici richiedono una vigilanza continua per prevenire estorsioni e danneggiamenti. Un lavoro indispensabile, che però sottrae uomini e mezzi al presidio quotidiano delle zone più fragili della città.

L’escalation che non può essere archiviata

Nel frattempo, la microcriminalità e le faide locali trovano spazi sempre più ampi. Nei centri storici agisce una delinquenza silenziosa, mentre nelle aree costiere l’estate ha portato con sé episodi di violenza armata. “Di fronte a tutto questo – denuncia Rapani – il sindaco sceglie il silenzio, e il silenzio è una scelta politica”. Una scelta che, secondo il senatore, lascia soli cittadini e operatori delle forze dell’ordine, privandoli di un sostegno istituzionale visibile.

“Strade sicure”, una leva già pronta

La proposta è sul tavolo e non richiede invenzioni: l’adesione al progetto nazionale “Strade sicure”, che prevede l’impiego dell’Esercito a supporto della polizia nelle aree più esposte. Non una militarizzazione, ma un rafforzamento del presidio, capace di dissuadere chi approfitta della vastità del territorio e della scarsità di controlli. Un modello già attivo in molte città italiane, che alleggerisce i carichi operativi e garantisce una presenza continua nei punti sensibili. A rendere ancora più difficile il rinvio c’è un dettaglio non secondario: per il Comune non esistono costi. Tutto è a carico dello Stato. “Non ci sono alibi – insiste Rapani – se non la mancanza di volontà”. L’appello al sindaco è diretto: avviare subito l’interlocuzione con Prefettura e Ministero dell’Interno per portare Corigliano Rossano nel dispositivo nazionale. Perché governare, conclude il senatore, significa anche riconoscere i limiti e agire di conseguenza. E sulla sicurezza, il tempo dei silenzi è finito.

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