Il segnale che arriva dalla conferenza dei servizi è politico prima ancora che amministrativo. L’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio decide, gli enti locali molto spesso subiscono. Nessuna reale concertazione. Nessuna visione condivisa. I Comuni (in questo caso Vibo Valentia) appaiono deboli, marginali, incapaci di incidere su scelte che riguardano direttamente il futuro economico e urbanistico del territorio. E questo accade anche per responsabilità diretta degli amministratori. Si percepisce un’Autorità sempre più sconnessa dalla realtà locale, che governa il porto di Vibo Marina come fosse un’enclave tecnica e non il cuore dello sviluppo di una comunità.
Le motivazioni del no
Nel verbale della conferenza dei servizi del 30 gennaio 2026 emerge con chiarezza la logica che ha portato al diniego delle superfici richieste per il progetto turistico della Cadi Srl. La priorità è stata data alla salvaguardia di una postazione di transito portuale, ritenuta incompatibile con le funzioni di servizio previste dal nuovo intervento. In sostanza: si protegge un’area che serve al passaggio operativo, si sacrifica un’infrastruttura pensata per generare economia, turismo, lavoro. Una scelta che guarda alla gestione interna del porto, non allo sviluppo del territorio.
Un volano di crescita fermato alla partenza
Il progetto turistico non era un capriccio urbanistico imprenditoriale. Era un investimento da oltre 25 milioni di euro, con un pontile mobile, centinaia di posti barca, servizi per il diportismo, accoglienza e nuova occupazione per Vibo Marina. Un vero volano di sviluppo capace di: attrarre turismo nautico; riqualificare il waterfront, creare indotto stabile. Ma senza spazi per i servizi, il progetto viene di fatto svuotato. Nello stesso tempo, dalla chiusura della conferenza dei servizi emerge l’apertura al rinnovo della concessione a Meridionale Petroli. Un paradosso evidente: si fa spazio alle attività di transito e stoccaggio che al territorio lasciano poco o nulla, si bloccano gli investimenti che puntano a trasformare davvero l’economia locale.
Così si perde il futuro
Il quadro è ormai chiaro: gli spazi del grande progetto turistico si restringono, quelli dell’industria si consolidano. E mentre la politica locale resta ai margini, le scelte strategiche vengono prese altrove, senza una vera tutela dell’interesse territoriale. Se un investimento privato da 25 milioni può essere fermato per proteggere una semplice area di transito, il messaggio è devastante:
a Vibo Marina il cambiamento non è una priorità. E l’ultimo treno dello sviluppo rischia di partire vuoto.


