“Benvenuto a casa, caro don Mimmo”. Non è stata soltanto una formula di rito, ma il sentimento autentico di un’intera città che ha voluto stringersi attorno al cardinale Mimmo Battaglia nel giorno del conferimento della cittadinanza onoraria.
La cerimonia, ospitata nella Basilica cattedrale di Squillace, ha trasformato un passaggio amministrativo in un momento di intensa partecipazione collettiva. Volti emozionati, applausi lunghi e sinceri, una comunità raccolta nel segno della memoria e della riconoscenza.
Un legame che viene da lontano
La decisione era stata assunta all’unanimità dal Consiglio comunale lo scorso 24 febbraio, a testimonianza di una volontà condivisa oltre ogni appartenenza. Un voto che affonda le sue radici nella storia personale del porporato. È proprio a Squillace, infatti, che don Mimmo ha trascorso gli anni cruciali dell’adolescenza e della prima formazione sacerdotale, tra le mura dello storico Seminario vescovile. Un tempo di crescita umana e spirituale che ha lasciato un’impronta profonda nel suo cammino.
La forza della memoria
Nel suo intervento, il cardinale ha richiamato più volte il valore delle radici, ricordando volti, luoghi e insegnamenti che hanno contribuito a plasmare la sua vocazione. Parole semplici, ma cariche di gratitudine, che hanno toccato il cuore dei presenti.
Il conferimento della cittadinanza onoraria non è stato solo un tributo a un alto rappresentante della Chiesa, ma il riconoscimento di un figlio che, pur avendo percorso strade lontane, non ha mai smesso di appartenere alla sua terra. Squillace, ieri, non ha solo celebrato un cardinale: ha ritrovato uno dei suoi.


