Stadio Tucci, il Comune fissa la tariffa a 30 euro: l’Asd Città di Pizzo contesta i 150 euro richiesti dal gestore (video)

Stadio Tucci, il Comune fissa la tariffa a 30 euro: l’Asd Città di Pizzo contesta i 150 euro richiesti dal gestore (video)

Il presidente Sergio Giovanni Mangani replica a Pietro La Porta dopo la pubblicazione della delibera comunale: nel mirino anche la gestione della concessione, il presunto debito da 20.832 euro e il cancello chiuso ai giovani atleti

La pubblicazione della Deliberazione della Giunta comunale n. 142 riaccende lo scontro sulla gestione dello stadio “V. Tucci” di Pizzo. A intervenire è l’ASD Città di Pizzo, con una lunga contro-replica firmata dal presidente Sergio Giovanni Mangani, che risponde alle dichiarazioni del presidente dell’ASD Pizzo, Pietro La Porta, e mette al centro della vicenda il nuovo tariffario approvato dal Comune e reso noto il 10 settembre. Il punto contestato dalla società è preciso: secondo l’ASD Città di Pizzo, il Comune ha fissato la tariffa per l’utilizzo dell’impianto a 30 euro, mentre al sodalizio sarebbero stati richiesti 150 euro per ogni singolo slot di allenamento, per una spesa complessiva indicata in circa 7.200 euro nell’arco di quattro mesi. Da qui la dura presa di posizione di Mangani, che sostiene come la delibera comunale abbia chiarito un passaggio decisivo della controversia.

«Il Tucci è un bene della collettività»

Il presidente dell’ASD Città di Pizzo contesta innanzitutto la ricostruzione fornita da La Porta sul cosiddetto “accordo al buio”. Secondo il presidente dell’ASD Pizzo, la chiarezza sulle tariffe sarebbe stata garantita dalla convenzione, che demanda al concessionario la programmazione dell’impianto e dei calendari. Per Mangani, però, la programmazione degli spazi non può essere confusa con la determinazione delle tariffe. La contro-replica definisce “quasi ammirevole” il tentativo di sovrapporre i due piani, sostenendo però che “non regge alla prova dei fatti”.

Il passaggio centrale della nota è netto: “lo Stadio Tucci è un bene della collettività, non una proprietà privata”. E ancora: secondo l’ASD Città di Pizzo, “le tariffe le decide esclusivamente il Comune con delibera, che finalmente è arrivata, non il gestore a penna”. La società richiama quindi le PEC e le interlocuzioni avute nei mesi precedenti e contesta qualsiasi richiesta economica formulata prima dell’approvazione del tariffario pubblico.

I 150 euro e le spese di gestione

La seconda questione riguarda i costi. L’ASD Pizzo, nella precedente replica, aveva motivato la richiesta economica richiamando le spese di gestione dell’impianto e precisando che “confrontare il canone di 1.500 euro con i costi di gestione significa confondere le due cose”. L’ASD Città di Pizzo non condivide questa impostazione e sostiene di avere già versato somme per spese vive documentate. Nel comunicato viene citato anche un bonifico tracciabile da 2.500 euro, effettuato il 5 febbraio. Il problema, secondo Mangani, riguarda invece le ulteriori somme richieste a titolo forfettario. La società chiede che tali costi siano supportati da documentazione e contesta la possibilità di applicare importi non deliberati dall’Ente.

La domanda posta nella contro-replica è diretta: “Stiamo parlando di rimborsi o di un surrettizio sistema per generare profitto privato su un bene indisponibile della comunità?”. Un interrogativo che l’ASD Città di Pizzo collega anche al divieto di lucro richiamato, secondo la società, dall’articolo 5 della convenzione.

Il presunto debito da 20.832 euro

Mangani porta poi la discussione sull’impianto “Sant’Antonio”, contestando al presidente La Porta di avere omesso, nella propria ricostruzione, la questione di un presunto arretrato quantificato in 20.832 euro. La società sostiene che la documentazione relativa alla posizione sia stata ottenuta dal Comune soltanto il 31 luglio 2026, dopo due accessi agli atti rimasti inevasi e il successivo ricorso al TAR.

“Il silenzio del Presidente sul debito di oltre 20.000 euro erariali è eloquente”, scrive l’ASD Città di Pizzo, che richiama anche una PEC del Comune del 2025 e una risposta dell’ASD Pizzo arrivata, secondo quanto riferito, “dopo ben 14 mesi di assoluto silenzio”. Si tratta, va precisato, di una contestazione contenuta nella posizione ufficiale dell’ASD Città di Pizzo e che viene posta dalla società all’attenzione dell’amministrazione comunale.

Il cancello chiuso e i ragazzi fuori dal campo

Altro punto della contro-replica è quello relativo a quanto accaduto il 3 settembre. L’ASD Città di Pizzo respinge la definizione di protesta “strumentale e infondata” utilizzata dal presidente La Porta per descrivere la vicenda. Secondo la società, quel pomeriggio “sul posto non vi era alcun dirigente del concessionario, ma solo un enorme lucchetto privato a sbarrare un cancello pubblico”. La nota parla di oltre 80 giovani atleti minorenni e delle loro famiglie rimasti fuori dall’impianto. La situazione, secondo la ricostruzione fornita da Mangani, sarebbe stata risolta dopo un intervento telefonico del sindaco.

Il 5 settembre sarebbe stato quindi sottoscritto un contratto transitorio, con scadenza l’11 settembre. La società precisa di averlo firmato “con espressa riserva di legge”, sostenendo di avere agito per garantire la continuità dell’attività sportiva dei ragazzi. Mangani respinge inoltre ogni riferimento a vicende personali estranee all’attività dell’associazione e parla di “maldestro tentativo di sciacallaggio mediatico”. La società afferma che i fatti sarebbero avvenuti davanti a numerosi testimoni e rimette alle autorità competenti la ricostruzione di quanto accaduto.

La concessione e l’ipotesi di un nuovo bando

Nella parte finale della contro-replica entra anche la questione della concessione dello stadio e delle indiscrezioni su una possibile revoca legata alle condizioni del terreno. L’ASD Città di Pizzo richiama il D.Lgs. 36/2023, il nuovo Codice dei contratti pubblici, e sostiene che una eventuale morosità accertata potrebbe avere conseguenze sulla posizione del concessionario. La società parla di una “morosità conclamata di € 20.832,00” e arriva a definire quella che considera una situazione di “danno erariale continuato”. Anche in questo caso si tratta della valutazione espressa dal sodalizio nella propria contro-replica e non di un accertamento definitivo.

Mangani ribadisce quindi la disponibilità a mettere gli atti a disposizione della collettività: “L’ASD Città di Pizzo non ha nulla da nascondere, non ha bisogno di interpretazioni di parte”.

«La nostra battaglia è iniziata nel novembre 2025»

L’ultimo fronte è quello politico. L’ASD Città di Pizzo respinge l’ipotesi che la propria iniziativa possa essere inserita in una strategia elettorale o collegata a interessi politici esterni. Mangani indica una data precisa: novembre 2025. “La nostra battaglia è iniziata già nel novembre 2025”, sostiene il presidente, sottolineando che le iniziative sarebbero state avviate mesi prima dell’attuale dibattito pubblico e delle discussioni sulle prossime elezioni amministrative. Da allora, afferma la società, la strada sarebbe stata quella degli “accessi agli atti, PEC e, quando necessario, ricorrendo alle vie istituzionali e giudiziarie”. La replica si chiude con una stoccata politica, ma anche con un richiamo agli atti: “Non è forse possibile che, nel tentativo di attribuire ad altri ambizioni politiche e interessi esterni, si stia cercando di distogliere l’attenzione dalle proprie?”.

L’ASD Città di Pizzo ribadisce infine di non voler trasformare la vicenda in una disputa politica e annuncia che continuerà a chiedere trasparenza sulla gestione degli impianti. “Guardare gli atti, chiedere trasparenza e tutelare gli interessi dell’ASD Città di Pizzo e della comunità pizzitana”: è questa, secondo il presidente Sergio Giovanni Mangani, la linea che la società intende continuare a seguire. E la conclusione è altrettanto netta: “Di certo, non tollereremo colpi di spugna istituzionali”.

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