L’estate porta più auto, più moto, più turisti e più spostamenti. E mette inevitabilmente a nudo tutto ciò che durante il resto dell’anno può passare inosservato. Nel Vibonese, però, a finire sotto i riflettori non sono soltanto i flussi di traffico. Ci sono strade con asfalto consumato, buche, tratti completamente al buio, vegetazione che invade i margini della carreggiata, guardrail divelti, spesso penzolanti o letteralmente tranciati, rifiuti abbandonati e controlli che sembrano non tenere il passo con una mobilità che nei mesi estivi aumenta sensibilmente. Poi arrivano gli incidenti, le vite spezzate, le ambulanze costrette a correre da una parte all’altra della provincia e, nei casi più gravi, persino l’elisoccorso chiamato a intervenire per tentare di salvare vite umane.
Una provincia che aspetta invece di intervenire
Dopo i gravissimi incidenti degli ultimi giorni, culminati con morti e feriti in condizioni drammatiche, ci si sarebbe aspettato almeno un confronto urgente tra i sindaci dei territori maggiormente interessati, la Provincia, Anas e le forze chiamate quotidianamente a garantire la sicurezza della circolazione. Un vertice operativo per capire dove intervenire subito, quali strade mettere sotto osservazione, dove aumentare i controlli e quali situazioni di maggiore rischio affrontare senza aspettare il prossimo incidente. Non è accaduto, o almeno non si è visto.
Il silenzio istituzionale è diventato quasi assordante. Ognuno sembra procedere per conto proprio, mentre le emergenze si susseguono e la sicurezza stradale rimane affidata soprattutto alla buona sorte e alla prudenza degli automobilisti. Eppure le criticità sono sotto gli occhi di tutti. Basta percorrere le principali arterie provinciali, statali e quelle che attraversano o lambiscono i centri abitati per rendersi conto delle condizioni in cui si viaggia.
La strada del mare e le promesse rimaste a metà
C’è, poi, il capitolo della strada provinciale 522, la cosiddetta “strada del mare”. Un’arteria fondamentale per raggiungere la costa, sulla quale negli anni sono stati annunciati e programmati interventi di ammodernamento che avrebbero dovuto migliorarne sicurezza e percorribilità. Il risultato, però, appare ancora lontano dall’obiettivo: lavori eseguiti soltanto in alcuni tratti e una strada che continua a presentare criticità evidenti proprio mentre il traffico estivo raggiunge i livelli più elevati. È difficile parlare di sicurezza quando una delle principali vie di collegamento verso il mare presenta ancora tratti che richiedono interventi e manutenzione.
Lo stesso discorso vale per la strada statale 18, dove Anas è chiamata a fare la propria parte individuando i tratti maggiormente a rischio e adottando provvedimenti concreti per aumentare le condizioni di sicurezza. Non bastano i cartelli o l’eventuale abbassamento dei limiti: servono manutenzione, segnaletica adeguata, illuminazione dove necessaria e soprattutto una verifica puntuale delle situazioni più pericolose. Le strade statali e provinciali non possono essere considerate compartimenti separati quando il problema è uno solo: evitare altri morti.
Vibo, dall’area dell’aeroporto a viale della Pace
Nel territorio di Vibo Valentia la situazione non appare migliore. L’area di località Aeroporto continua a rappresentare un punto particolarmente delicato, così come viale della Pace. E non occorre andare lontano per trovare altre situazioni problematiche: basta percorrere via Alcide De Gasperi per comprendere quanto la sicurezza stradale sia diventata una questione che non può essere rinviata.
A rendere tutto più difficile ci sono l’asfalto consumato, le buche, l’illuminazione insufficiente in diversi tratti, la vegetazione non sempre adeguatamente contenuta e i rifiuti che finiscono ai margini delle carreggiate. Elementi che, presi singolarmente, possono sembrare problemi di ordinaria manutenzione, ma che sommati alla velocità, al traffico intenso e alla scarsa visibilità possono trasformarsi in fattori di rischio. Poi ci sono le moto, le auto che sfrecciano, i sorpassi azzardati, chi guida tranquillamente col telefonino all’orecchio. E qui entra in gioco il tema dei controlli.
I limiti di velocità da soli non salvano nessuno
Si può abbassare un limite di velocità, si possono installare dossi, si possono collocare cartelli. Ma se nessuno controlla il rispetto delle regole, quelle restrizioni rischiano di rimanere soltanto sulla carta e chi viola le regole si sente autorizzato a continuare a farlo.
Pensare di affrontare l’emergenza sicurezza esclusivamente attraverso nuovi limiti significa non affrontare il problema nella sua interezza. La velocità va contrastata con controlli effettivi, presenza sulle strade, prevenzione e interventi mirati nei punti maggiormente pericolosi. Anche le polizie locali potrebbero avere un ruolo importante, soprattutto nei tratti urbani e nelle zone di maggiore afflusso. In questi giorni, però, non si registrano particolari proposte operative, annunci di servizi straordinari o iniziative coordinate capaci di dimostrare che l’emergenza è stata realmente presa in carico.
Le ferie possono aspettare, la sicurezza no
Il periodo estivo non può diventare un alibi. Le ferie, gli organici ridotti e le difficoltà organizzative possono spiegare alcune assenze, ma non possono giustificare l’assenza di una risposta istituzionale davanti a una sequenza di incidenti che ha già prodotto morti e feriti gravissimi. La sicurezza stradale non dovrebbe essere materia da affrontare dopo l’ennesimo schianto. Dovrebbe essere una priorità permanente, soprattutto nei mesi in cui il traffico aumenta e le strade del mare vengono percorse da migliaia di persone. E invece, ancora una volta, si discute soprattutto dopo che qualcosa è accaduto. Si avanzano ipotesi, si parla di limiti, di interventi possibili, di maggiore attenzione. Poi il tempo passa e tutto torna come prima. Il punto non è impedire alle persone di muoversi. È consentire loro di farlo in condizioni di sicurezza.
Un tavolo operativo immediato
Per questo Anas, Provincia e Comuni non possono più limitarsi a intervenire ciascuno sui propri tratti di competenza. Serve un confronto comune, perché chi percorre una strada non sa e non deve sapere dove finisce una competenza amministrativa e dove ne comincia un’altra. Sa soltanto se quella strada è sicura oppure no. Perché quando si arriva al punto in cui un’ambulanza deve sfrecciare per salvare una vita e un elicottero deve atterrare vicino a una strada per guadagnare minuti preziosi, significa che qualcosa non ha funzionato prima.
Di fronte alle vite spezzate non servono altri annunci. Serve un tavolo operativo, subito. Sindaci, Provincia, Anas, polizie locali e tutti i soggetti responsabili della viabilità devono sedersi attorno allo stesso tavolo, individuare i punti critici e decidere cosa fare e in quanto tempo.



