Viaggiavano verso Scanzano Jonico, in Basilicata, dove lavoravano come braccianti agricoli. Ma quel tragitto si è trasformato in una trappola mortale per quattro migranti, tre afghani e un pakistano, morti carbonizzati all’interno di una Fiat Ulysse nella stazione di servizio di Amendolara. Secondo quanto riferisce la Gazzetta del Sud in un articolo a firma di Arcangelo Badolati, poco prima della strage sarebbe scoppiato un acceso litigio tra le vittime e i due cittadini pakistani oggi accusati dell’efferato delitto. Un particolare che emergerebbe anche dalle dichiarazioni di un carabiniere forestale che aveva notato il veicolo procedere in maniera irregolare lungo la strada.
L’auto vista procedere in modo scomposto
Il militare avrebbe osservato alcuni occupanti lanciare delle buste dal finestrino e, infastidito dal comportamento, avrebbe raggiunto il mezzo proprio mentre si dirigeva verso l’area di servizio. Dopo aver richiamato il conducente al rispetto delle norme stradali e dell’ambiente, il carabiniere si sarebbe allontanato per riprendere il servizio. Pochi istanti dopo, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe consumato l’orrore.
La trappola e l’incendio
Gli arrestati, Safeed Ahmed e Alì Raza, entrambi trentaduenni, avrebbero impedito la fuga agli occupanti del veicolo. Gli inquirenti contestano ai due di aver bloccato le uscite dell’Ulysse, rendendo impossibile l’evacuazione dell’abitacolo. Uno dei due avrebbe cosparso di benzina l’interno del mezzo appiccando il fuoco, mentre l’altro avrebbe presidiato l’unica via di fuga disponibile. A salvarsi è stato soltanto Mohammad Taj Alamyar, 35 anni, che, nonostante ustioni e la frattura di un braccio, è riuscito a uscire dal portellone posteriore prima che le fiamme avvolgessero completamente il veicolo.
Le immagini della disperazione
Particolarmente drammatici gli elementi raccolti dagli investigatori. Dai filmati acquisiti dalle forze dell’ordine emergerebbero i disperati tentativi delle vittime di mettersi in salvo. Gli uomini avrebbero cercato di sfondare il parabrezza a calci e di aprire uno degli sportelli anteriori, senza riuscirci. Nel rogo hanno perso la vita Amjad Safi, 19 anni, Amin Fazal Khogyani, 28 anni, Waseem Khan, 29 anni, e Ullah Isma Quiemi, 29 anni. Sono morti intrappolati nell’abitacolo, soffocati dal fumo e circondati dalle fiamme, in una vicenda che gli investigatori definiscono una delle più brutali degli ultimi anni nel territorio dell’Alto Ionio cosentino.



