La quattordicesima edizione del Premio Sila entra nel vivo con l’annuncio dei dieci libri finalisti, svelati questa mattina durante una conferenza stampa nella sede della Fondazione, nel centro storico di Cosenza.
La rosa comprende “Il coccodrillo di Palermo” (La nave di Teseo) di Roberto Andò; “C’è molta speranza” (Guanda) di Nicola H.
Cosentino; “Autoritratto: Istruzioni per sopravvivere a Palermo” (Sellerio) di Davide Enia; “L’estate che ho ucciso mio nonno” (Bollati Boringhieri) di Giulia Lombezzi; “Col buio me la vedo io” (Einaudi) di Anna Mallamo; “Cartagloria” (Adelphi) di Rosa Matteucci; “Platone una storia d’amore” (Feltrinelli) di Matteo Nucci; “Cose umane” (Einaudi) di Antonio Pascale; “La ragazza di Savannah” (Mondadori) di Romana Petri; “La finestra sul porto” (Feltrinelli) di Claudio Piersanti. Una decina che promette un viaggio attraverso le radici classiche e le inquietudini del presente, tra la violenza dell’adolescenza e la ricerca della grazia, tra padri e figli, tra desiderio e memoria.
“Abbiamo cercato libri che non solo raccontassero storie, ma che restituissero il ritratto di un Paese in movimento, con le sue contraddizioni, le sue ferite e le sue bellezze. Questa decina ci sembra rappresenti bene l’Italia di oggi: frammentata, certo, ma piena di energie narrative straordinarie”, ha dichiarato il presidente della Fondazione, Enzo Paolini. La direttrice del Premio, Gemma Cestari, è entrata nel merito dei criteri adottati: “Abbiamo privilegiato la qualità della scrittura e la capacità di ciascun autore di intercettare i grandi temi del nostro tempo. Che si parli di filosofia antica o di violenza familiare, di mafia o di desideri inconfessabili, ciò che conta è la profondità dello sguardo. E in questa decina gli sguardi sono molti e tutti originali”. (Ansa)


