Il commercio piange, la città piange. Tra di essi il legame è consequenziale. Chi opera nel commercio deve trovare un incentivo a continuare a operare e gli abitanti della città e del suo hinterland lo stimolo a preferire di passeggiare tra i negozi lungo vie accoglienti, anziché quello di rifugiarsi al chiuso di un centro commerciale.
Sviluppo e ricchezza
Sviluppo e ricchezza
Perciò è importante che continui a esser bella la nostra città, Vibo Valentia, perché la bellezza fa da stimolo allo sviluppo di un territorio, che è esso stesso la vita dei suoi abitanti e la politica, quella distratta, non se ne cura o ritiene che la complessità dei problemi che interessa la vita di una comunità, si possa affrontare prendendone uno alla volta, dopo averne stilato una gerarchia dei valori e inoltre, perché la bellezza fa bene all’anima e al terziario, o almeno non lo fa piangere come ormai accade da tanto, troppo tempo. Sviluppo uguale ricchezza, uguale benessere, uguale crescita e non deriva solo dalle attività industriali.
Attività industriali e terziario possono convivere. Da noi è essenziale. La bellezza della costa deve convivere con la presenza di tutto quello che serve a produrre per creare benessere. La bellezza del centro abitato, storico e delle periferie, deve convivere con ciò che, eventualmente estraneo, serve a ricavare prosperità per i cittadini. Una città può far parte del club delle città evolute quando tutto questo coesiste. Imprenditori ci stanno lavorando con entusiasmo e successo rivitalizzando i bassi di vecchi edifici, affidandosi all’arte dell’accoglienza enogastronomica accurata e tipica. Il turista si attardava anche nella nostra città, prima che i cantieri la trasformassero in un posto inospitale.
La forza del turismo
Il turismo rappresenta il 30% delle esportazioni commerciali mondiali, dunque rappresenta una risorsa importante che il nostro territorio non può trascurare. E il turista cerca accoglienza e bellezza, non strade e piazze nuove di zecca senza alcuna attinenza col loro passato e che oltretutto può incontrare da qualsiasi altra parte, vuol conoscere la storia di quel che vede e le nuove opere urbanistiche sono entità estranee, oltre che inutilmente dispendiose.
Le imprese vendono beni e servizi alle famiglie che portano lavoro alle imprese: è il circuito reale. Il politico s’impegni davvero per risolvere i problemi delle attività industriali nelle zone marine, ma che non sia l’unica pagina della sua agenda di lavoro, se di città e del suo sviluppo complessivo vuole parlare.