Il Tar Calabria ha messo la parola fine al contenzioso sulle elezioni regionali dell’ottobre 2025 che mirava a escludere la lista Noi Moderati dal riparto dei seggi e, di conseguenza, a rimettere in discussione l’elezione del consigliere regionale Vito Pitaro, difeso dall’avvocato Alessio Giuseppe Colistra. Il ricorso, presentato dall’ingegnere Francesco De Nisi (Casa Riformista – Italia Viva), puntava a dimostrare che Noi Moderati non avesse in realtà superato la soglia del 4 per cento, se nel conteggio dei “voti validi” fossero stati inclusi anche quelli espressi solo per il candidato presidente della Regione.
La questione dei numeri
Secondo il ricorrente, considerando anche i voti al solo presidente, Noi Moderati sarebbe scesa dal 4,05% al 3,87%, perdendo così i due seggi conquistati in Consiglio regionale, tra cui quello di Pitaro. L’Ufficio centrale regionale, però, aveva calcolato la soglia sulla base dei soli voti di lista, ammettendo Noi Moderati al riparto e proclamando eletti Pitaro e Riccardo Rosa. Il Tribunale ha dato pienamente ragione agli uffici elettorali. Richiamando la normativa nazionale e regionale, i giudici hanno chiarito che: il quoziente elettorale e la soglia di sbarramento si basano esclusivamente sulle cifre elettorali delle liste circoscrizionali; i voti al solo candidato presidente servono per l’elezione del governatore, ma non incidono sulla composizione del Consiglio regionale. Una lettura, sottolinea il Tar, già consolidata nella giurisprudenza calabrese e coerente con l’impianto della legge elettorale regionale.
Niente incostituzionalità
Respinta anche la tesi secondo cui questo meccanismo violerebbe il principio di uguaglianza del voto o la sovranità popolare.
Secondo il Collegio, la scelta di considerare solo i voti di lista rientra nella discrezionalità del legislatore e serve a garantire governabilità e rappresentanza politica senza frammentazioni.
Con il rigetto del ricorso: resta valida l’ammissione di Noi Moderati al riparto dei seggi; è definitivamente confermata l’elezione di Vito Pitaro in Consiglio regionale. Le spese di giudizio sono state compensate, vista la complessità della controversia. Una sentenza che rafforza l’attuale assetto del Consiglio regionale e chiude uno dei fronti giudiziari più delicati nati dopo il voto.


