Transumanza, mandrie in marcia per raggiungere la Sila

Un rito millennario scandito dai campanacci attaccati al collo delle vacche più famose al mondo che partono da Marcedusa e Patronà

Rinnovata in Sila la millenaria tradizione della transumanza. Anche quest’anno, la mandria di buoi di proprietà della famiglia Mancuso di Marcedusa, come altre mandrie, è partita all’ alba diretta verso la Sila, governata da Salvatore Mancuso, dal nipote Antonio con i figli, parenti, amici stretti, collaboratori e qualche coraggioso escursionista amante delle tradizioni più autentiche, e non di quelle finte costruite per i turisti. Lungo antichi sentieri, tratturi polverosi e pezzi di strada asfaltata la mandria – al suono meraviglioso dei campanacci – da Marcedusa ha raggiunto Petronà, ha percorso via Dei Vaccari, e proseguito verso Manulata sotto gli alberi di castagno e, più in alto, dei faggi.

Ore e ore di cammino, in una Sila magica, in una giornata splendida, indimenticabile, un’esperienza che tutti devono fare prima che la cieca modernità distrugga anche questa tradizione preistorica. Imprescindibile per il benessere animale.
Ad ogni sosta, le vacche di razza podolica dei Mancuso hanno bevuto nelle vasche di acqua sorgiva e assaporato il pascolo fresco della primavera silana, colorato e profumato da ginestre, violette, mille fiori fra farfalle multicolore svolazzanti. Certo, se piovesse sarebbe meglio, perché – come dice Vincenzo Mancuso guardando l’erba troppo bassa – “l’acqua è u sangu da terra”.

Ore e ore di cammino, in una Sila magica, in una giornata splendida, indimenticabile, un’esperienza che tutti devono fare prima che la cieca modernità distrugga anche questa tradizione preistorica. Imprescindibile per il benessere animale.
Ad ogni sosta, le vacche di razza podolica dei Mancuso hanno bevuto nelle vasche di acqua sorgiva e assaporato il pascolo fresco della primavera silana, colorato e profumato da ginestre, violette, mille fiori fra farfalle multicolore svolazzanti. Certo, se piovesse sarebbe meglio, perché – come dice Vincenzo Mancuso guardando l’erba troppo bassa – “l’acqua è u sangu da terra”.


Queste dei Mancuso di Marcedusa sono le vacche più famose al mondo, le più fotografate, le più viste sugli schermi perché “protagoniste” del fortunato film-documentario di Eugenio Attanasio “Figli del Minotauro”, pluripremiato in Italia e all’estero. E proprio mentre in Calabria le vacche vive e vegete raggiungevano la Sila, in Francia veniva proiettato il film-documentario “Figli del Minotauro – Storie di uomini e animali”, prodotto dalla Cineteca della Calabria, alla presenza del regista Eugenio Attanasio. Le immagini della mandria dei Mancuso sono state proiettate a Saint Laurent en Royale, a la Fete de la transumance de la Clarette, per inaugurare le transumanze francesi nella regione del Royans-Vercore. Alla transumanza calabrese è stato delegato il portavoce della Cineteca Luigi Stanizzi. In Francia, rimane ancora una pratica molto vivace nei territori montani e mediterranei, dove segna e condiziona, con una grande diversità di forme, le relazioni tra uomo, animali ed ecosistemi. Per la promozione del film e del libro sulla transumanza patrimonio universale Unesco si è formato un gruppo di sostenitori, “figli del Minotauro” appunto, composto fra gli altri da Domenico Levato, Giuseppe Gallucci, Elisabetta Grande, Elia Panzarella, Luigi Stanizzi.

Luigi Stanizzi

Nell’opera c’è il racconto di una Calabria diversa ma anche una storia universale, quella del rapporto tra gli uomini e gli animali che parte fin dalla preistoria. Gli allevatori di podoliche, nel film la famiglia Mancuso di Marcedusa, sono i depositari oggi di una cultura millenaria, praticando l’allevamento estensivo, una forma ecosostenibile di agricoltura. Figli del Minotauro è un progetto di successo, fra gli attori figurano Franco Primiero, Francesco Stanizzi, Mattia Isaac Renda, Gianluca Cortese, Salvatore Gullì, Alessandra Macchioni. È quindi possibile una nuova via del racconto in Calabria, letterario e cinematografico, cogliendo nel contemporaneo i segni di una civiltà contadina ancora assai vitale. È stato realizzato anche un cofanetto multisensoriale della nuova edizione de “Figli del minotauro/Storie di uomini e animali”, con libro, edizioni multilanguage ottimizzate per smartphone e tablet, dvd e registrazione del percorso sonoro della transumanza, per chi voglia chiudere gli occhi e perdersi nel concerto dei campanacci. All’arrivo prestabilito della mandria dei Mancuso in Sila, seguita dai mandriani a piedi o a cavallo, o su quad e fuoristrada, le donne degli allevatori hanno acceso i fuochi, preparato e servito un pranzo rustico ristoratore, sotto i fagi: pancetta, capicollo, soppressata, formaggio, olive verdi e nere, penne al ragù, agnello a la pecurara, salsicce e costine alla brace, insalate, il tutto innaffiato da vino rosato “garantito” da Antonio Sisca su mandato di Antonio Mancuso. E dolci, liquori, grappa. Tutto fatto in casa, di qualità eccelsa.

Fra i rari ospiti docenti universitari, frantoiani, allevatori, il titolare di un’agenzia di viaggi, amici intimi. Non sono mancati momenti di sincera convivialità, di gare o faide a chi beve di più con l’allevatore Pisano di Simeri Carichi, di unione fra popoli e culture diverse, di improvvisata festa privata per il compleanno di un ragazzo, di goliardia pura, di commerci internazionali con lo scambio di una pezza di formaggio vaccino di otto chilogrammi con una vacca del Gambia; ma anche di scherzi e di mistero: non si comprende come ad ogni pranzo di transumanza sparisca il coltello dell’allevatore e imprenditore oleario Antonio Tallarico che ha già perso, non si sa come (o gli sono stati sottratti), diversi preziosi Opinel e Svizzeri. Naturalmente per i Mancuso, operai e collaboratori la festa fra vino, brindisi, musica e canti è durata poco e il lavoro è ripreso subito. Felici e soddisfatti i sempre generosi fratelli Angelo, Vincenzo e Salvatore Mancuso, Antonio, i figli, le mogli, i parenti, tutti quelli che hanno collaborato alla perfetta riuscita di quest’altra transumanza. Alla fine un brindisi augurale per il regista Eugenio Attanasio, impegnato nella transumanza in Francia, ma per lui quest’anno solo sullo schermo. E comunque al suo rientro dalla Francia è già prevista una grande proiezione, a Cosenza, del film “Figli del Minotauro – Storie di uomini e animali”, fissata per martedì 18 Giugno a Cosenza, al cinema San Nicola. E così va avanti la promozione di quest’opera meritoria realizzata in Calabria.

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