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Tropea, chiesto il processo per 46 indagati: cellulari in carcere e affari del clan La Rosa sotto accusa

Dalla Dda di Catanzaro richiesta di rinvio a giudizio: nel mirino il sistema di comunicazioni illecite dal 41 bis e la rete di supporto esterna

La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro accelera sull’operazione “Call Me” e chiede il processo per 46 indagati ritenuti, a vario titolo, coinvolti nelle attività del clan La Rosa di Tropea. La richiesta è stata avanzata dal pubblico ministero Irene Crea nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup distrettuale. Le accuse spaziano dall’associazione mafiosa all’estorsione aggravata, fino all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e al trasferimento fraudolento di valori.

Cellulari in carcere, l’inchiesta sui boss al 41 bis

Al centro dell’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia, c’è soprattutto l’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno del carcere. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i boss Antonio e Francesco La Rosa – detenuti in regime di 41 bis – sarebbero riusciti a mantenere contatti costanti con l’esterno. In particolare, Antonio La Rosa avrebbe avuto a disposizione ben sei smartphone e cinque schede sim intestate a soggetti stranieri e attivate fuori regione, strumenti che gli avrebbero consentito di aggirare i controlli e continuare a impartire direttive.

La rete esterna e le comunicazioni vietate

L’inchiesta ha documentato quasi cinquemila conversazioni illecite tra il carcere e l’esterno. Un flusso continuo di comunicazioni che passava attraverso familiari e soggetti di fiducia, fino a coinvolgere anche due donne indagate, Loredana Molina e Carmela La Torre. Secondo l’accusa, le due si sarebbero occupate non solo delle ricariche telefoniche necessarie a mantenere attivi i dispositivi, ma anche della creazione di un falso profilo Facebook destinato a essere utilizzato dal capobastone detenuto per comunicare indisturbato.

I nomi principali e l’ultimo arresto

Tra i principali indagati figurano anche persone legate da vincoli familiari ai vertici del clan: Tomasina Certo, moglie di Antonio La Rosa; Giusy Costa, compagna di Francesco La Rosa; Cristina La Rosa, figlia del boss; e Davide Surace, suo compagno. Nell’elenco compare inoltre Luigi Federici, arrestato nei giorni scorsi a Vibo Valentia dopo un periodo di latitanza, elemento ritenuto significativo nel quadro investigativo.

L’elenco degli indagati

Sono complessivamente 46 le persone per cui la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra queste: Carmela Addolorata; Michele, Natascia e Pamela Bruzzese; Piergiorgio Centro; Damiano Fabiano; Alessandro Romeo Fargnoli e numerosi appartenenti alla stessa famiglia; Angelo Gagliardi; Armando, Francesca, Gabriele, Rosa e Vanessa Galati; Loredana Lombardi; Carmela La Torre; Antonio, Francesco, Alessandro, Cassandra e altri esponenti della famiglia La Rosa; Loredana Molina; Giuseppe Maiuri; Paola Mazzara; Giuseppina Minichini; Paolo Petrolo; Stefania Pistillo; Tomasina Certo; Antonio Prostamo; Giuseppina Costa; Davide Surace; Francesco Taccone; diversi componenti della famiglia Federici, tra cui Armando Michele, Luigi e Francesco; Erminia Bisogni e Ilenia Vetromilo.

Un quadro che, secondo l’accusa, delineerebbe un sistema strutturato capace di mantenere operativa l’organizzazione criminale anche dall’interno del carcere, aggirando le restrizioni del regime più duro previsto dall’ordinamento penitenziario.

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