Tropea, Macrì incandidabile per due tornate elettorali: le motivazioni del Tribunale

Per i giudici dell'ex sindaco ci sarebbero state omissioni nei controlli e carenze nella vigilanza. Respinta invece la richiesta di incandidabilità nei confronti dell'ex assessore Greta Trecate

Il Tribunale civile di Vibo Valentia ha dichiarato incandidabile per due turni elettorali l’ex sindaco di Tropea Giovanni Macrì, alla guida della città dal 2018 fino allo scioglimento del Consiglio comunale disposto dal Governo nell’aprile 2024 per presunte infiltrazioni mafiose.

Si tratta di una decisione che riguarda il piano amministrativo e non quello penale. I giudici, infatti, non attribuiscono all’ex primo cittadino responsabilità per reati o rapporti diretti con la criminalità organizzata, ma contestano omissioni, carenze nei controlli e un’insufficiente attività di vigilanza che avrebbe reso il Comune vulnerabile a possibili condizionamenti esterni. L’attuale sindaco, nel frattempo, resta regolarmente in carica fino all’eventuale definizione definitiva della vicenda nei successivi gradi di giudizio.

Una valutazione complessiva

Le motivazioni della sentenza, depositate nelle scorse ore dalla sezione civile presieduta dal giudice Giulia Orefice, spiegano che la decisione non nasce da un singolo episodio, ma dall’analisi complessiva di una serie di elementi emersi durante il lavoro della Commissione d’accesso e approfonditi successivamente in sede giudiziaria.

Secondo il Tribunale, l’amministrazione comunale non sarebbe riuscita a garantire un adeguato livello di impermeabilità rispetto a possibili interferenze della criminalità organizzata. In qualità di vertice politico dell’ente, Macrì avrebbe dovuto esercitare con maggiore efficacia i propri compiti di indirizzo, controllo e vigilanza.

Appalti e procedure nel mirino

Tra gli aspetti presi in esame ci sono anche alcune procedure di affidamento pubblico ritenute critiche sotto il profilo della trasparenza e dei controlli. I giudici richiamano affidamenti diretti ripetuti, proroghe contrattuali e procedure d’urgenza che avrebbero consentito rapporti continuativi con determinati operatori economici. Per il Collegio non è il singolo atto a risultare decisivo, ma il quadro generale che emergerebbe dagli atti esaminati, caratterizzato da carenze sistematiche nell’attività di controllo.

Il peso del contesto

Nella sentenza assume rilievo anche il fatto che Tropea fosse già stata interessata in passato da un provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose. Una circostanza che, secondo i giudici, avrebbe richiesto un livello di attenzione ancora più elevato da parte degli amministratori. Vengono inoltre richiamati alcuni rapporti personali e familiari tra amministratori, candidati e soggetti ritenuti vicini alla cosca La Rosa. Circostanze che il Tribunale precisa di non considerare prove di collusione, ma elementi che avrebbero imposto maggiore prudenza e sensibilità istituzionale.

“Responsabilità amministrativa, non penale”

Le motivazioni ribadiscono più volte la distinzione tra il giudizio di incandidabilità e l’accertamento di responsabilità penali. L’incandidabilità prevista dalla normativa sugli enti locali, spiegano i magistrati, non richiede la commissione di reati né l’esistenza di rapporti organici con le organizzazioni mafiose. Viene invece valutata la condotta amministrativa dell’eletto e la sua capacità di impedire che l’ente possa essere esposto a forme di condizionamento.

Nel caso di Macrì, il Tribunale parla di una “inerzia colposa” e di una vigilanza ritenuta insufficiente rispetto a situazioni considerate incompatibili con il buon andamento della pubblica amministrazione.

Respinta la richiesta per Greta Trecate

Diversa la conclusione nei confronti dell’ex assessore agli Affari generali Greta Trecate, oggi nuovamente eletta in Consiglio comunale. Il Collegio ha infatti respinto la richiesta di incandidabilità, ritenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare una responsabilità diretta nelle vicende che hanno portato allo scioglimento del Comune. Le contestazioni riguardavano soprattutto rapporti di parentela e frequentazioni, circostanze che i giudici hanno ritenuto non idonee, da sole, a giustificare l’applicazione della misura interdittiva.

Possibile il ricorso

La vicenda giudiziaria non è comunque chiusa. Giovanni Macrì potrà impugnare la decisione nei successivi gradi di giudizio, contestando le conclusioni del Tribunale civile di Vibo Valentia. Una sentenza destinata a riaccendere il dibattito politico a Tropea, città che negli ultimi anni è rimasta al centro dell’attenzione per le delicate vicende amministrative e giudiziarie che hanno interessato Palazzo Sant’Anna.

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