Tropea: sostegno elettorale delle cosche, frequentazioni con ambienti sospetti e lavori affidati alle stesse ditte

Sotto i riflettori della relazione del prefetto di Vibo sono finiti il primo cittadino, il vicesindaco e un assessore del Comune

Dopo la deliberazione con cui il Consiglio dei ministri, nella seduta dello scorso 23 aprile, aveva sancito lo scioglimento del Comune di Tropea,  arriva  anche il Dpr del Presidente della Repubblica contenente le motivazioni  poste a base del provvedimento. Motivazioni che sono contenute nella relazione del ministro dell’Interno e che disegnano un quadro a tinte fosche della realtà tropeana.  In tre pagine fitte fitte di dati vengono messe in risalto le forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata con conseguente compromissione delle attività dell’amministrazione in carica e del buon andamento dei servizi.

  Tutto prende il via dalle note informative fornite al prefetto di Vibo dalle forze dell’ordine con conseguente nomina in data 12 ottobre 2023 di una commissione d’indagine che, dopo aver verificato la legittimità di tutti gli atti prodotti da Giunta, Consiglio e Uffici, ha depositato la propria relazione dalle quale sarebbero emersi quegli elementi <concreti, univoci e rilevanti> necessari per avanzare la proposta di scioglimento al ministero dell’Interno.

  Tutto prende il via dalle note informative fornite al prefetto di Vibo dalle forze dell’ordine con conseguente nomina in data 12 ottobre 2023 di una commissione d’indagine che, dopo aver verificato la legittimità di tutti gli atti prodotti da Giunta, Consiglio e Uffici, ha depositato la propria relazione dalle quale sarebbero emersi quegli elementi <concreti, univoci e rilevanti> necessari per avanzare la proposta di scioglimento al ministero dell’Interno.

  La relazione del prefetto entra subito nel vivo dei problemi evidenziando il sostegno elettorale dato dalla ‘ndrangheta locale al sindaco e alla sua lista. Sostegno le cui prove sarebbero state ricavate dalle risultanze dell’inchiesta “Olimpo” non priva di intercettazioni compromettenti. Ombre anche sui profili di qualche amministratore  e sulla rete di rapporti parentali e sulle frequentazioni tra soggetti controindicati e dipendenti comunali con ricadute negative sull’apparato burocratico.

 L’attenzione della triade commissariale investigativa si sarebbe soffermata soprattutto su legami parentali e frequentazioni  riguardanti il primo cittadino, il vicesindaco e un assessore. Passate al vaglio anche le immagini pubblicate su un sito on line e relative al ruolo giocato dalle mogli di un paio di amministratori nelle frequentazioni con  donne appartenenti alle cosca locale.   

   Per rimarcare la vicinanza del sindaco alla criminalità organizzata viene citato anche l’acquisto da parte dello stesso  di un veicolo intestato alla suocera di due esponenti di spicco della criminalità tropeana. Tra gli elementi posti a base dello scioglimento non mancano gli affidamenti di lavori a ditte appartenenti al locale di Mileto per come emerso nell’inchiesta “Maestrale-Carthago”. Sotto i riflettori l’appalto della manutenzione della rete idrica e fognaria, ma anche altri lavori, forniture e servizi che sarebbero stati assegnati  senza alcun rispetto del criterio della rotazione. Ben centodieci affidamenti diretti avrebbero interessato una sola ditta.

Carenti i controlli sulle forme di abusivismo e sulle  Segnalazioni di inizio lavori (Scia) relative soprattutto al settore turistico e anomalie anche nella repressione delle irregolarità urbanistiche.  Pure le cene e i pranzi istituzionali venivano canalizzati sullo stesso ristorante appartenente alla moglie di un pregiudicato.  Nel rosario di dati che il prefetto di Vibo porta all’attenzione dei tavoli romani non manca la vicenda del cimitero la cui gestione era affidata ad un pregiudicato chiamato in causa anche per le estumulazioni non autorizzate con libero riuso dei loculi recuperati a favore di persone vicine alla cosca locale o a qualche amministratore. Alla resa dei conti, il quadro delineato dalla commissione d’accesso e condiviso all’unanimità dal Comitato per l’ordine e la sicurezza del 21 febbraio 2024 non poteva che sfociare nel decreto di scioglimento emanato dal Presidente della Repubblica ed i cui contenuti cozzano contro quella che è stata la storia nobile della “Perla del Tirreno”.

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