Truffa e tentata estorsione, padre e figlio avvocati finiscono sotto processo davanti al Tribunale di Vibo Valentia

Disposto il rinvio a giudizio di due professionisti di Tropea. Le persone offese, appartenenti a una nota famiglia di farmacisti di Parghelia, si sono costituite parte civile

Padre e figlio, entrambi avvocati e professionisti molto conosciuti a Tropea e nel foro vibonese, dovranno affrontare il processo davanti al Tribunale di Vibo Valentia. Il giudice dell’udienza preliminare Luca Bertola ha disposto il rinvio a giudizio di Vincenzo Epifanio, 70 anni, e del figlio Riccardo Epifanio, 38 anni, accogliendo la richiesta della Procura. La prima udienza dibattimentale è stata fissata per il 15 settembre 2026, davanti al giudice monocratico Claudia De Santi. I due imputati sono difesi dagli avvocati Nicola D’Agostino e Giuseppe Di Renzo.

Le contestazioni della Procura

Secondo l’impostazione accusatoria, i due professionisti rispondono in concorso dell’ipotesi di truffa. “Avrebbero, in concorso tra loro, prospettato ai componenti di una nota famiglia di Parghelia la possibilità di accedere all’assistenza legale a titolo gratuito mediante patrocinio a spese dello Stato, inducendoli in tal modo a conferire numerosi incarichi professionali, con conseguente ingiusto profitto e danno patrimoniale per le parti offese”. Sempre secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero state esibite ricevute fiscali riconducibili a una partita Iva ormai cessata e richiesti importi per spese vive, contributi unificati e marche da bollo ritenuti non dovuti o comunque non proporzionati al valore delle cause. Gli stessi a conti fatti e secondo quanto emerge avrebbero presentato un conto di 250 mila euro.

La contestazione a carico del solo Vincenzo Epifanio

Oltre all’ipotesi contestata in concorso con il figlio, Vincenzo Epifanio dovrà rispondere anche di tentata estorsione a titolo personale. “Avrebbe, dopo la revoca del mandato professionale da parte della famiglia di Parghelia, inviato diffide e intimazioni di pagamento finalizzate al recupero di compensi professionali ritenuti non dovuti dalla pubblica accusa”. Secondo la Procura, tali richieste non avrebbero avuto seguito per la decisione delle presunte persone offese di non aderire e di rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Le parti civili 

Nel procedimento si sono costituiti parte civile, con un proprio legale, tutti i componenti della parte offesa. Con il decreto del Gup si chiude la fase dell’udienza preliminare e il fascicolo passa ora al Tribunale, dove saranno valutate le prove dell’accusa e quelle della difesa. Sarà il dibattimento a stabilire se le contestazioni troveranno conferma o meno, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza che assiste entrambi gli imputati fino a sentenza definitiva.

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