Una giornata per non dimenticare Giuseppe Russo Luzza

Pino assassinato perché si era innamorata della cognata di un boss. La manifestazione organizzata dall'amministrazione di Dinami e dalle parrocchie del territorio

Una giornata per non dimenticare, ma soprattutto per ricordare la tragica fine di Giuseppe Russo Luzza, vittima innocente della ’ndrangheta. Una iniziativa fissata per oggi e fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Dinami e dalle parrocchie del territorio. <Un momento di comunità e di dialogo in ricordo di un giovane barbaramente ucciso dalla violenza criminale>, scrive il coordinamento provinciale di Libera.

La storia di Pino è una storia d’amore negato, in una terra nella quale purtroppo, c’è chi si arroga il diritto di decidere chi puoi amare e chi invece, no. L’amore, forza dirompente e incontenibile, dissacrante, profonda e senza limiti, si scontra con le rigide e becere regole della ‘ndrangheta che non conosce sentimenti ma soltanto giochi di potere e di forza.

La storia di Pino è una storia d’amore negato, in una terra nella quale purtroppo, c’è chi si arroga il diritto di decidere chi puoi amare e chi invece, no. L’amore, forza dirompente e incontenibile, dissacrante, profonda e senza limiti, si scontra con le rigide e becere regole della ‘ndrangheta che non conosce sentimenti ma soltanto giochi di potere e di forza.

Nella nota diramata dal direttivo di Libera viene ricordato che <Pino aveva ventun’anni quando scomparve misteriosamente dopo aver iniziato da poco a frequentare la cognata del boss Gallace, quest’ultimo, oggi, all’ergastolo.  La giovane non era libera di scegliere il suo futuro ma silente pedina, oggetto alla mercé della famiglia di ’ndrangheta per creare ponti e alleanze criminali>.

Era il 15 gennaio quando Pino uscì per andare a Vibo Valentia purtroppo, però, non fece mai ritorno a casa. Due mesi dopo, il 21 marzo, i suoi resti vennero ritrovati in una zona impervia nei pressi di Dinami, paese vicino al suo paese natio. Uno degli omicidi più sanguinari del vibonese, la ricostruzione è un pugno allo stomaco. Lo uccidono, inveiscono sul corpo e lo gettano in un fosso.

<Ed è una comunità intera che, invece, a trent’anni di distanza, squarcia il velo tetro della morte, facendo propria la storia di un giovane figlio di questa terra contradditoria; una comunità che ha deciso di ritrovarsi proprio sul luogo dove furono trovati i resti di Pino in località Giardino a Monsoreto di Dinami. Per la prima volta, infatti, il oggi marzo alle ore 16, – annuncia Libera – ci recheremo sul luogo dove Pino ha trovato la morte per un momento di preghiera e per trasformare quel posto, da luogo di morte a luogo di memoria viva. Verrà scoperta una targa in ricordo del giovane ucciso, un monito, una pietra di inciampo che aiuti tutte e tutti noi a scegliere da che parte stare>.

Dopo questo primo momento ascolteremo la testimonianza di Teresa e di Matteo, madre e fratello di Pino in piazza Scarano, nell’ambito di un momento di riflessione e memoria che si inserisce nei “Cento passi verso il 21 Marzo”, Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che, quest’anno, si terrà a Roma.

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