Un’altra mazzata sull’Asp di Vibo, dal commissario ai commissari antimafia

Il prefetto avrebbe chiesto al ministro Piantedosi di intervenire. La gestione del generale Battistini potrebbe presto arrivare al capolinea

Pentolone degli scioglimenti in piena ebollizione. Dopo la “cottura”, con esiti diversi, del Comune di Tropea e di quello di Nicotera, scocca l’ora dell’Asp. Sulla scrivania del titolare del dicastero dell’Interno, infatti, pare stia per approdare un’altra “rogna”: la proposta di scioglimento dell’Asp di Vibo. Anche in questo caso la triade commissariale ha ultimato il lavoro e consegnato la sua relazione al prefetto Giovanni Paolo Grieco, che, dopo aver preso atto dei contenuti, ha provveduto a convocare il Comitato per l’ordine e la sicurezza. In questa sede, ci sarebbe stata un’ampia discussione conclusasi, more solito, con l’invio al ministero dell’Interno della proposta di scioglimento.
Comincia lo stillicidio dell’attesa. Alle porte della direzione dell’Asp, già “presidiata” dal generale Antonio Battistini da poco inviato sul posto in veste di commissario straordinario dal governatore Roberto Occhiuto, la commissione d’accesso bussava la mattina del 22 novembre 2023. In sostanza, prendeva il via un inusuale doppio commissariamento, che la dice lunga sulla situazione dell’Azienda. La messa sotto inchiesta dell’Asp, naturalmente, non nasce sulla scorta di semplici sospetti, bensì trae origine dagli esiti di inchieste e processi giudiziari, che mettono a nudo non solo la voracia della criminalità, ma anche la presenza ingombrante della politica che detta tempi e ritmi delle scelte sanitarie.
Tra le mura del palazzo, quindi, non solo condizionamenti e infiltrazioni, ma anche pressioni partitiche su concorsi, nomine interne, assunzioni, appalti. Tutte cose queste che non costituiscono una novità, anzi appaiono radicate nel tempo. L’Asp di Vibo, infatti, vanta già uno scioglimento che, però, non è servito a nulla così come a nulla servirà quello, probabilmente, in arrivo. L’attuale sistema è logoro, inefficace, senza respiro. Per sanare l’Asp di Vibo ci vuole ben altro. Ci vuole il coraggio di cambiare che deve partire da parlamento, governo, Regioni, prefetture, enti.
Un rivoluzione copernicana che detti nuove regole in grado di tracciare percorsi chiari, individuare responsabilità, premiare il merito, sanzionare gli errori. L’Asp vibonese ha sempre dato l’impressione di andare avanti a tentoni e di essere in preda all’anarchia. Ognuno sembrerebbe muoversi a proprio piacimento; le disposizioni che partono dalla Direzione vengono “raffreddate” tra un ufficio e l’altro e, se non dovessero piacere a un dirigente, a un primario, a chi cammina con l’agenda zeppa di cose da fare per contentare gli amici oppure a un messo notificatore, non arrivano a destinazione.
Lo dicevamo prima: ci vuole una rivoluzione copernicana. Una rivoluzione, che dia innanzitutto stabilità alla gestione dell’Azienda sanitaria e che, soprattutto, impedisca alla politica di varcare la soglia d’ingresso. Da decenni si va avanti tra incarichi a tempo a direttori generali che non concludono quasi mai il loro mandato e commissariamenti a breve termine che lasciano il tempo che trovano. Il trionfo della precarietà.
Si ha l’impressione che l’Asp di Vibo, essendo piccola, venga utilizzata dai politici di turno per accontentare amici e conoscenti. Pensare di andare avanti così è da suicidi. Che fare, allora? Chiaramente, il cambio di sistema richiede tempo. Nell’immediato, però, qualcosa la si poteva già fare. Magari, anziché puntare all’immediata proposta di scioglimento che non darà risultati, si poteva lavorare per trasformare l’attuale commissario straordinario Battistini in direttore generale con incarico a lungo termine.
C’erano le condizioni per farlo. Il generale sino ad oggi ha dato dimostrazione di sapersi muovere non solo per la sanità del capoluogo, ma anche per quella dei territori periferici assetati di servizi d’assistenza. Il suo operato è passato più volte al vaglio dell’assemblea dei sindaci che gli hanno riconosciuto voglia di fare, competenza e concretezza nell’affrontare i problemi, capacità di ascolto e di dialogo.
Il fatto che sia partita la proposta di scioglimento non vuol dire che ogni ragionamento in tale direzione non sia ancora possibile. Basterebbe avviare un confronto col ministro Piantedosi – per inciso, “graziando” Nicotera ha già dimostrato buona sensibilità alle istanze che partono dalla periferia – spiegargli il contesto sanitario vibonese e convincerlo a salvare anche l’Asp. Dovrebbe, poi, essere il governatore Occhiuto a trasformare il generale Battistini da commissario straordinario a direttore generale dotato di stabilità. Sono semplici ragionamenti che, magari, cozzano contro tutto. La rivoluzione, però, da qualche parte deve pur cominciare.

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