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Via libera al decreto legge per tagliare il prezzo dei carburanti

Misure per circa mezzo miliardo. La premier Meloni: "Fatto il possibile per evitare l'impatto della crisi"
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Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri introduce un taglio di “25 centesimi al litro” sul prezzo dei carburanti. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Tg1dopo il via libera del Consiglio Una mossa anti-speculazione. E per contenere, con un taglio di 25 centesimi al litro, i costi saliti alle stelle dei rifornimenti dal benzinaio. Giorgia Meloni, a sorpresa, riunisce il Consiglio dei ministri alle sette di sera, quando già la aspettano a Bruxelles, per dare il via libera a un decreto legge che le opposizioni invocano dall’inizio della guerra, e che ora a tre giorni dal referendum ha, la critica immediata del Pd, un sapore tutto “elettorale”.

I fondi

Il governo stanzia poco più di mezzo miliardo per fermare subito “gli aumenti ingiustificati” e “la possibile impennata dei prezzi legata alla crisi”, rivendica invece la premier, che la scorsa settimana in Parlamento aveva chiesto tempo per valutare bene come calibrare un intervento che è a tempo ma che l’esecutivo è pronto a prorogare se la crisi non dovesse rientrare. Il Consiglio dura appena mezz’ora. Per tutta la giornata tra Mef, Mase e Palazzi Chigi si studia come chiudere un pacchetto che la premier vuole approvare prima di affrontare sul ring europeo l’altra battaglia, quella sugli Ets che aggravano le imprese energivore. Meloni chiama Gilberto Pichetto e Giancarlo Giorgetti per fare un punto in mattinata, prima di andare insieme a loro e agli altri ministri alla consueta colazione con Sergio Mattarella al Quirinale che precede il vertice Ue.

Intervento generalizzato

In quella sede la premier avrebbe preannunciato al presidente della Repubblica l’intenzione di agire con un decreto legge – che dovrebbe andare subito in Gazzetta Ufficiale – . Subito dopo è diramato l’alert a tutto l’esecutivo sul “possibile” Cdm serale. Che rimane al condizionale fino a un’ora prima della convocazione. Perché far tornare i conti e reperire i fondi (circola il target di un miliardo, alla fine è poco più della metà) non è semplice e pure perché le ipotesi sul tavolo sono diverse. In alcune bozze viene rispolverato il bonus carburanti, da abbinare ai beneficiari della social card. Ma Meloni vuole un intervento generalizzato, che non incida sulle sole fasce più deboli. Alla fine si va al taglio delle accise per 20 giorni (con conseguente calo dell’Iva) che si traduce nei 25 centesimi di meno alla pompa.

Proprio la misura perorata per tutto il giorno da Matteo Salvini, che a Milano incontra i petrolieri e lancia anche l’idea (già adottata dal suo amico Viktor Orban) di un “tetto” al prezzo di benzina e diesel. I tecnici in effetti lo valutano ma solleva troppi problemi (non da ultimo quello della concorrenza in un libero mercato) e la misura è abbandonata in favore delle accise. C’è poi anche il rafforzamento dei poteri ispettivi di Mr. Prezzi, e le “sanzioni” che colpiranno benzinai ma anche fornitori che si dovessero dimostrare speculatori. Per gli autotrasportatori si rispolvera invece il credito d’imposta già applicato allo scoppio della guerra in Ucraina, esteso alla pesca al 20%. E’ Salvini, e non la premier, ad annunciare per primo il “sostanzioso” calo delle accise approvato dal Cdm, quando la riunione è finita da nemmeno dieci minuti.

Decisioni di rilievo

“Era già programmata – sottolineano dalla Lega – la sua presenza in tv per la campagna referendaria e l’occasione si presenta con un tempismo perfetto per rivendicare l’azione di protezione nei confronti degli italiani che pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli”. In contemporanea, peraltro, Antonio Tajani diffonde un video per assicurare che già da subito automobilisti e autotrasportatori potranno godere della misure anti-rincari. Da ultima infine è lei, Giorgia Meloni, in una sorta di corsa a intestarsi le misure anti-rincari, a spiegare prima al Tg1 delle 20, poi nell’oramai abituale video social quando si tratta di decisioni di rilievo, che è grazie agli interventi del governo se i rincari in Italia sono stati meno pesanti che in altri paesi europei. E ad assicurare che l’esecutivo vigilerà perché “i soldi degli italiani non finiscano agli speculatori”. (Ansa)

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