La vigilia di Ognissanti segna, come ogni anno, l’inizio del consueto via vai nei cimiteri. C’è chi porta un fiore, chi accende un lumino, chi si ferma davanti a una lapide per rivolgere un pensiero a chi non c’è più. Sono giorni in cui il silenzio dovrebbe avere un valore particolare, in cui persino il rumore dei passi sembra chiedere rispetto. E invece, al cimitero di Vibo Valentia, più che raccoglimento si respira rabbia. E tanta amarezza.
Perché qui, a quanto pare, anche il riposo eterno deve fare i conti con il degrado terreno.
Basta guardarsi intorno
Lo scenario che si presenta ai visitatori è tutt’altro che rassicurante: loculi in fase di costruzione lasciati all’incuria, fili elettrici penzolanti che rappresentano un potenziale pericolo, fiori secchi abbandonati un po’ ovunque e un generale senso di trascuratezza che mortifica un luogo che dovrebbe essere custodito con particolare attenzione.
A completare il quadro, come se non bastasse, ci sono anche le fontanelle arrangiate alla meno peggio, con tubi di fortuna e soluzioni improvvisate che sembrano uscite da un intervento di emergenza diventato definitivo. Anche qui il decoro è un optional: invece di strutture dignitose e funzionali, ci si ritrova davanti a sistemazioni che raccontano, meglio di tante parole, il livello di attenzione riservato al luogo sacro. A Vibo Valentia, anche per dare un po’ d’acqua a un fiore bisogna arrangiarsi.
Non è esattamente il panorama che ci si aspetterebbe entrando in un cimitero. E non serve neppure una particolare sensibilità per accorgersene: basta guardarsi intorno.
Nessun rispetto
Certo, c’è anche la mano dei soliti “lordazzi”, quelli per i quali il rispetto degli spazi comuni è un concetto evidentemente troppo complicato. Abbandonare fiori appassiti, sporcare e lasciare rifiuti dove capita non è colpa del Comune. È inciviltà, pura e semplice. Ma sarebbe troppo comodo fermarsi qui e scaricare ogni responsabilità sui cittadini.
Perché se la maleducazione individuale sporca, l’assenza di manutenzione istituzionale contribuisce a rendere il degrado una condizione permanente.
I fili elettrici penzolanti non si sistemano da soli. I cantieri lasciati a metà non diventano decorosi per miracolo. Le aree trascurate non si riqualificano con una preghiera o con un mazzo di crisantemi.
E allora la domanda è inevitabile: dov’è il Comune? Chi dovrebbe vigilare? Chi dovrebbe garantire sicurezza, manutenzione e decoro in un luogo frequentato quotidianamente da centinaia di persone, soprattutto in questi giorni?
Il cimitero non è un’area qualsiasi, né uno spazio pubblico da sistemare soltanto quando arriva una ricorrenza sul calendario. È un luogo che custodisce la memoria delle famiglie, gli affetti, le storie di un’intera comunità. Meriterebbe rispetto sempre, non soltanto quando bisogna fare bella figura.
E così, mentre i cittadini arrivano con i fiori per onorare i propri defunti, si ritrovano a fare i conti con uno spettacolo che di sacro conserva ben poco. La tristezza, quella sì, è garantita. Ma non è quella del ricordo. È la tristezza di vedere un luogo della memoria trasformato nell’ennesima fotografia dell’incuria cittadina.
Ai morti non si può chiedere di protestare. Ai vivi, invece, sì. E soprattutto a chi amministra la città, dal quale ci si aspetterebbe almeno il rispetto dovuto a chi non può più reclamarlo.



