Vibo, la sanità smontata pezzo per pezzo: ecco i numeri del fallimento che fanno scattare le proteste

Dai finanziamenti insufficienti al blocco delle assunzioni, fino alle risorse inutilizzate per abbattere le liste d’attesa: i dati ufficiali smontano la narrazione dell’emergenza improvvisa

La marcia silenziosa che giovedì 22 gennaio ha attraversato Vibo Valentia è stata l’esito logico di una crisi annunciata, certificata dai numeri prima ancora che dal disagio quotidiano. Una mobilitazione larga, trasversale, composta da cittadini, studenti, operatori sanitari e amministratori locali, uniti da una constatazione ormai difficile da smentire: la sanità vibonese è stata progressivamente sottodimensionata e, soprattutto, non difesa dove si decide la distribuzione delle risorse. Chi cerca spiegazioni deve partire dai dati ufficiali. E leggerli fino in fondo.

Il Dca 315 e il personale che non c’è

Il primo numero è contenuto nel Dca 315 del 5 dicembre 2025: 687.819 euro annui assegnati all’Asp di Vibo Valentia per il rafforzamento del personale. Presi da soli, potrebbero sembrare una risposta. Inseriti nel contesto reale, raccontano tutt’altro. I PIAO e i piani di fabbisogno validati stimano per il territorio vibonese un gap strutturale superiore alle 440 unità di personale: circa 190 infermieri, oltre 110 medici, più di 140 operatori socio-sanitari. Il rapporto è impietoso. A Vibo corrispondono circa 1.560 euro per ogni unità mancante, mentre in altre Asp calabresi il valore supera stabilmente i 3.000 euro per punto di gap. Tradotto in termini operativi: il budget del Dca 315 consente l’assunzione di 14–15 infermieri complessivi. Un numero che da solo basta a spiegare molte delle criticità del sistema.

Un’estate che assorbe tutto

Quelle 14-15 unità rappresentano, di fatto, l’intero fabbisogno stagionale del Pronto soccorso estivo di Tropea. Nei mesi di punta, quel presidio deve garantire assistenza a una platea stimata in circa 1,5 milioni di presenze turistiche. Per mantenere operativo un Pronto soccorso H24 in condizioni minime di sicurezza servono 12-14 infermieri stagionali, che diventano 15-20 se si aggiunge anche un solo mezzo di emergenza territoriale H24. Risultato: tutto il potenziale assunzionale viene assorbito da una singola emergenza, lasciando scoperti hospice, riabilitazione, ortopedia e salute mentale. Non è una scelta politica. È una sottrazione aritmetica.

Le risorse ci sono, ma restano ferme

Accanto alla carenza di personale, pesa un secondo dato: l’inerzia nell’utilizzo delle risorse già disponibili. Con i Dca 302 e 316 del 2025, la Regione ha assegnato alle Asp le quote di spesa per l’acquisto di prestazioni territoriali da privati accreditati, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le liste d’attesa. A oltre due mesi dall’assegnazione, nel territorio vibonese quelle risorse risultano in larga parte non utilizzate. I contratti non sono entrati a regime, le prestazioni aggiuntive non sono state attivate, e i cittadini continuano a pagare di tasca propria esami e visite che rientrano nei Lea, nonostante le coperture finanziarie esistano già. Qui il problema non è normativo. Non è finanziario. È amministrativo e di governance.

Solo ordinaria amministrazione

Un’analisi dei provvedimenti adottati dall’Asp di Vibo Valentia negli ultimi anni rafforza questa lettura. La produzione amministrativa appare sempre più sbilanciata sulla gestione corrente, a scapito degli atti capaci di incidere sull’organizzazione dei servizi. 2021–2022: circa 420 provvedimenti, di cui 330 di ordinaria amministrazione (79%) e 90 strategici (21%); 2023 (fase di transizione): circa 390 provvedimenti, 315 ordinari (81%) e 75 strategici (19%); 2024–2025 (Commissione prefettizia): circa 410 provvedimenti, 330–340 ordinari (80–83%) e appena 45-50 strategici (10–12%). Il dato è netto: la quota di atti strategici si è dimezzata, proprio mentre il sistema sanitario entrava nella fase più critica. Oggi meno di un provvedimento su dieci incide realmente su servizi, tetti di spesa o riduzione delle liste d’attesa.

La contraddizione della governance rafforzata

Questo quadro appare ancora più grave se si considera un elemento spesso rimosso dal dibattito: l’Asp di Vibo Valentia non è governata da una struttura indebolita, ma da una governance rafforzata, con una Commissione prefettizia espressione diretta dello Stato, dotata di responsabilità aggiuntive e di un costo superiore rispetto a una gestione ordinaria. In teoria, questa sovraordinazione avrebbe dovuto garantire più autorevolezza, maggiore capacità di interlocuzione con Regione, Azienda Zero e Commissario ad acta, e una tutela più efficace del territorio nei riparti e nell’attuazione dei decreti. Nei fatti, i numeri raccontano l’opposto: più livelli di controllo, meno decisioni strategiche; più presidio formale, meno impatto sui servizi reali. Quando una governance straordinaria produce risultati inferiori a una gestione ordinaria, il problema smette di essere tecnico. Diventa politico e istituzionale.

Una marcia che parla il linguaggio dei conti

La protesta di Vibo Valentia nasce anche da qui. Dai numeri, non dagli slogan. Non chiede privilegi, ma pari trattamento, pari diritti, pari capacità di governo. I dati dimostrano che senza una difesa reale del territorio nei tavoli decisionali e senza una gestione capace di trasformare decreti e risorse in servizi, la distanza tra istituzioni e cittadini è destinata ad aumentare. Ed è proprio questa distanza – misurabile, documentata, certificata – ad aver portato migliaia di persone in strada. In silenzio. Non per ottenere promesse, ma perché i conti tornino anche per Vibo.

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