Le luci della banchina Fiume riflettono sulle pozzanghere mentre la pioggia battente accompagna l’attracco. Sono le 00:30 quando la nave della ONG spagnola Aita Mari ferma i motori nel porto di Vibo Marina, concludendo tre giorni di navigazione nel Mediterraneo. A bordo, 32 persone che portano addosso i segni di un viaggio drammatico, iniziato su un gommone alla deriva e terminato, finalmente, in un porto sicuro.
Il dispositivo di accoglienza e lo sbarco
Il gruppo è composto da uomini e donne provenienti da Camerun, Mali, Nigeria, Ghana, Somalia, Eritrea e Burkina Faso. Tra loro si contano otto minori (di cui sei non accompagnati), un neonato e una donna incinta. Le operazioni, coordinate dalla Prefettura di Vibo Valentia, si sono svolte con ordine nonostante le condizioni meteo avverse. Personale del 118 e della Croce Rossa hanno prestato le prime cure a soggetti apparsi stremati dalla traversata. Presenti in forze Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e gli uomini della Capitaneria di Porto. Fondamentale l’apporto della Protezione Civile e dei volontari per il vettovagliamento e la prima assistenza.
L’addio alla nave e il futuro verso l’hotspot
I migranti sono scesi a terra avvolti nelle coperte termiche, stringendo pochi oggetti personali e mostrando volti segnati dalla stanchezza ma visibilmente rassicurati. Particolarmente toccante il momento del trasferimento: verso le 02:00, mentre i pullman lasciavano il piazzale diretti all’hotspot di Portosalvo, l’equipaggio della nave iberica ha salutato i naufraghi con un lungo e caloroso applauso.
Per i 32 superstiti, quella appena trascorsa è stata la notte del riscatto. Già nelle prossime ore, secondo le direttive del Ministero dell’Interno, inizieranno le procedure di trasferimento presso i centri di accoglienza distribuiti su tutto il territorio nazionale.


