Vibo Valentia, i numeri indicano la strada: turismo, mare e agroalimentare sono il futuro della provincia

L'analisi sullo sviluppo del territorio individua una strategia chiara per i prossimi quindici anni: valorizzare gli asset già esistenti, superare la stagionalità del turismo e trasformare il Vibonese nel principale polo della blue economy e dell'accoglienza internazionale della Calabria

Non servono rivoluzioni industriali, grandi poli produttivi o nuove scommesse azzardate. Per la provincia di Vibo Valentia il futuro è già scritto nei numeri, nei flussi turistici, nella posizione geografica e nelle sue risorse naturali. La vera sfida consiste nel trasformare queste potenzialità in un sistema economico integrato e competitivo. È questa la conclusione alla quale conduce l’analisi strategica sullo sviluppo del territorio vibonese nei prossimi dieci-quindici anni, uno studio che individua una direzione precisa: puntare su turismo, economia del mare, agroalimentare di qualità e attrazione di nuove professionalità.

La provincia più piccola con uno dei marchi più forti del Sud

La provincia di Vibo Valentia continua a rappresentare un caso particolare nel panorama economico calabrese. Pur essendo la più piccola della regione sotto il profilo demografico e dimensionale, possiede alcuni degli asset territoriali più riconoscibili dell’intero Mezzogiorno: la Costa degli Dei, Tropea, Capo Vaticano, Pizzo, il porto di Vibo Marina, la vicinanza all’aeroporto internazionale di Lamezia Terme e un patrimonio paesaggistico e agricolo che poche altre aree possono vantare. Il confronto con le altre province calabresi evidenzia ancora meglio la peculiarità del territorio.

Se Cosenza ha costruito la propria economia su servizi, università, commercio e turismo diffuso, Reggio Calabria sulla logistica e sul sistema portuale di Gioia Tauro, Catanzaro sulla pubblica amministrazione e sui servizi avanzati e Crotone sull’energia e sull’agricoltura, Vibo Valentia presenta una vocazione molto più definita: turismo, economia del mare e agroalimentare.

La differenza sostanziale è che il Vibonese può contare probabilmente sul brand turistico più forte dell’intera Calabria. La Costa degli Dei è oggi uno dei marchi territoriali più riconoscibili del turismo italiano e rappresenta il principale vantaggio competitivo dell’intera provincia.

I numeri del turismo: oltre 444 mila arrivi e 2,5 milioni di presenze

I dati del 2024 confermano il peso strategico del settore turistico. La provincia di Vibo Valentia ha registrato oltre 444 mila arrivi e circa 2,5 milioni di presenze turistiche, posizionandosi al secondo posto in Calabria per flussi complessivi, alle spalle soltanto della provincia di Cosenza. Ma il dato più significativo è probabilmente un altro. La permanenza media dei visitatori raggiunge circa 5,5 notti, uno dei valori più elevati a livello nazionale. Significa che chi sceglie il Vibonese non si limita a una breve visita ma tende a trascorrere soggiorni più lunghi rispetto alla media italiana, generando maggiore ricchezza e ricadute economiche sul territorio.

A trainare questa performance sono soprattutto località ormai affermate sui mercati internazionali. Tropea rappresenta una delle destinazioni più conosciute del Sud Italia, mentre Ricadi, grazie alla forza attrattiva di Capo Vaticano, detiene un primato assoluto: è il comune con il maggior numero di pernottamenti dell’intera Calabria.

Il limite che frena la crescita: una stagione troppo corta

Lo studio individua però anche il principale punto debole dell’economia provinciale. Il turismo continua a essere fortemente concentrato nei mesi estivi. La maggior parte dei ricavi viene generata tra giugno e settembre, mentre per il resto dell’anno il sistema economico opera ben al di sotto delle proprie potenzialità. Per questo motivo l’obiettivo strategico non deve essere semplicemente aumentare il numero dei visitatori. La vera sfida è allungare la stagione turistica dagli attuali quattro mesi fino ad almeno dieci mesi l’anno. Un cambio di paradigma che sposterebbe l’attenzione dalla quantità alla qualità della spesa turistica.

Turismo premium: il primo pilastro della crescita

La strategia proposta punta a trasformare il Vibonese da destinazione balneare estiva a destinazione esperienziale aperta tutto l’anno. Le direttrici individuate sono numerose e complementari: turismo wellness e benessere; turismo sportivo; cicloturismo; trekking e turismo naturalistico nelle Serre; turismo culturale; turismo enogastronomico; turismo congressuale di piccole e medie dimensioni. L’obiettivo non è inseguire grandi numeri ma aumentare il valore economico di ogni singolo visitatore, puntando su segmenti di mercato ad alta capacità di spesa e meno legati alla stagionalità.

Il porto di Vibo Marina e la grande occasione della blue economy

Il secondo pilastro dello sviluppo individuato dall’analisi riguarda l’economia del mare. Secondo il documento, il porto di Vibo Marina rappresenta una delle opportunità più sottovalutate non solo del territorio provinciale ma dell’intera Calabria. Oggi il suo ruolo appare ancora limitato rispetto alle potenzialità. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trasformarlo nel principale polo della nautica da diporto della Costa degli Dei. Gli investimenti strategici dovrebbero concentrarsi su: marina turistici; servizi per yacht; rimessaggio e manutenzione;
charter nautico; scuole di formazione nautica; percorsi professionali legati all’economia del mare. Si tratta di un comparto capace di generare occupazione qualificata e un valore aggiunto significativamente superiore rispetto a molte attività tradizionali.

Agroalimentare: non più materia prima ma valore aggiunto

Terzo pilastro della strategia è l’agroalimentare. Il territorio dispone già di produzioni importanti legate all’olio, al vino, all’ortofrutta e alle eccellenze tipiche. La strada indicata dall’analisi è chiara: non aumentare semplicemente la produzione agricola ma trattenere sul territorio una quota maggiore della ricchezza generata. Come? Attraverso la trasformazione locale dei prodotti, la creazione di marchi territoriali forti, l’esportazione di prodotti confezionati e il collegamento sempre più stretto tra agroalimentare e turismo. Il modello da seguire non è quello di chi vende materia prima, ma quello di chi vende un’esperienza completa che unisce gastronomia, cultura, paesaggio e identità territoriale.

Smart working e attrazione di talenti: la sfida meno costosa ma più innovativa

Lo studio individua poi una quarta direttrice di sviluppo spesso trascurata. Negli ultimi anni numerose regioni europee stanno competendo per attrarre professionisti che lavorano da remoto. In questa partita il Vibonese possiede vantaggi naturali difficilmente replicabili: costo della vita contenuto; elevata qualità ambientale; prossimità al mare; clima favorevole. Per rendere questa opportunità concreta servono però investimenti mirati in connessioni digitali efficienti, spazi di coworking, servizi per le famiglie e programmi specifici destinati a lavoratori e professionisti internazionali. Secondo l’analisi si tratta di una politica relativamente poco costosa ma con potenziali ritorni economici molto elevati.

Dove non investire: il monito contro i modelli del passato

Particolarmente significativa è la parte dedicata ai settori considerati non strategici. Il documento invita alla prudenza rispetto a investimenti in: industria pesante; grandi poli chimici; grandi centri commerciali; edilizia speculativa; progetti industriali scollegati dalle vocazioni territoriali. Una presa di posizione netta che richiama le esperienze vissute in Calabria negli ultimi decenni, quando grandi interventi industriali non sono riusciti a produrre sviluppo stabile e duraturo.

La visione per il 2040

La fotografia finale è ambiziosa ma concreta. Entro il 2040 la provincia di Vibo Valentia potrebbe diventare il principale polo turistico internazionale della Calabria e uno dei più importanti distretti della blue economy del Mezzogiorno. Per raggiungere questo traguardo lo studio suggerisce una precisa distribuzione delle priorità: 35% degli investimenti destinati al turismo premium e alla destagionalizzazione; 25% all’economia del mare e alla nautica; 20% all’agroalimentare trasformato; 10% alla logistica e ai servizi portuali; 10% all’innovazione e allo smart working. La conclusione è netta: Vibo Valentia non deve inseguire i modelli di sviluppo di Cosenza, Catanzaro o Reggio Calabria.

La sua forza risiede già oggi nella combinazione unica di turismo, mare, qualità ambientale e agroalimentare. La sfida dei prossimi quindici anni non sarà creare nuove risorse, ma organizzare e mettere a sistema quelle che il territorio possiede già. Ed è proprio da questa capacità che dipenderà il futuro economico del Vibonese.

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