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Vibo Valentia, il centro storico al bivio: no al ritorno delle auto, Santoro rilancia il “corso coperto”

L’idea è quella di farne un polo urbano moderno, tra commercio, ristorazione, socialità ed energia condivisa, chiamando in causa anche la responsabilità politica dell’amministrazione Romeo

C’è un’alternativa netta, concreta e soprattutto opposta al ritorno del traffico veicolare nel centro urbano di Vibo Valentia. A sostenerla è l’architetto Domenico Santoro, che definisce “retrograda” l’ipotesi di riportare le auto nel cuore cittadino e rilancia invece una visione urbanistica di segno completamente diverso: non restituire spazio ai mezzi, ma restituire funzioni, attrattività e centralità a corso Vittorio Emanuele.

Il caso Vibo Center

Secondo Santoro, il vero nodo non è la viabilità, ma la progressiva perdita di ruolo del centro storico, svuotato nel tempo di servizi, presenze e capacità di richiamo. Una “spoliazione” che, a suo giudizio, ha trovato nel Vibo Center il simbolo più evidente di uno spostamento di funzioni verso l’esterno. Ed è proprio da quel modello, paradossalmente, che bisognerebbe imparare: non limitarsi al commercio tradizionale, ma affiancargli ristorazione, occasioni di incontro, intrattenimento e vivibilità.

L’obiettivo, nella lettura dell’architetto, è trasformare corso Vittorio Emanuele in un vero “small center” urbano, capace di vivere oltre gli orari canonici dei negozi e di diventare punto di riferimento per cittadini, famiglie e giovani. Un centro commerciale naturale, ma finalmente strutturato e pensato come luogo integrato di consumo, socialità e permanenza.

L’idea: una copertura in ferro, vetro e fotovoltaico

La proposta più forte, e al tempo stesso più simbolica, è quella di coprire corso Vittorio Emanuele con una struttura in ferro, vetro e pannelli fotovoltaici. Un intervento che, nelle intenzioni di Santoro, non avrebbe soltanto una funzione estetica o di protezione climatica, ma rappresenterebbe un vero salto di qualità urbanistico e infrastrutturale.

L’idea è quella di sfruttare anche eventuali finanziamenti legati alle Comunità energetiche rinnovabili (CER), realizzando una copertura capace di produrre energia e di inserirsi in una rete di distribuzione utile alla città. In questo modo il corso non sarebbe soltanto uno spazio commerciale e pedonale riqualificato, ma diventerebbe anche un luogo identitario, innovativo, capace di coniugare rigenerazione urbana e sostenibilità energetica.

Santoro guarda inoltre alla struttura ottocentesca del centro cittadino, ricordando come i riquadri della maglia urbana conservino ancora spazi verdi interni che potrebbero essere recuperati e valorizzati. Aree oggi marginali o sottoutilizzate, che nella sua visione potrebbero trasformarsi in veri e propri poli di servizio e aggregazione, integrati con il rilancio complessivo del centro.

La stoccata politica: serve solo coraggio

Dietro la proposta urbanistica c’è anche una critica politica precisa. Per Santoro, Vibo Valentia avrebbe bisogno di un’amministrazione capace di cambiare radicalmente lo stato delle cose, mettendo in campo una visione strategica e non limitandosi a interventi episodici o a piccole espansioni edilizie.

Nel mirino finisce l’attuale giunta guidata dal sindaco Enzo Romeo, accusata di non dare seguito a una delle promesse più significative della campagna elettorale: costruire insieme ai cittadini un vero piano strategico di sviluppo per la città. Un percorso che, secondo l’architetto, dovrebbe tradursi in un autentico Piano urbanistico orientato alla rigenerazione, alla riqualificazione e al rilancio delle funzioni urbane, e non in una sommatoria di scelte frammentarie.

Il messaggio è chiaro: il futuro del centro storico di Vibo non si gioca sulla possibilità di far tornare le auto, ma sulla capacità di immaginare un nuovo modello urbano. Per Domenico Santoro, la sfida è tutta qui: scegliere se restare ancorati a una visione del passato o avere il coraggio di trasformare corso Vittorio Emanuele in un’infrastruttura moderna, attrattiva e produttiva, al servizio della città.

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