A meno di due anni dall’avvenuta condanna da parte del Collegio del tribunale di Vibo Valentia, presieduto da Tiziana Macrì, di un imputato di violenza su una minore di età inferiore ai 14 anni, anche la Corte d’Appello di Catanzaro ha reso dispositivo di conferma della condanna.
L’imputato era accusato di aver abusato per oltre due anni e mezzo della figlia di una propria nipote, ottenendo una condanna a 10 anni e 2 mesi di reclusione, risarcimento dei danni, da quantificarsi in sede civile, e diverse altre prescrizioni interdittive, confermate, come detto, dalla Corte d’Appello del capoluogo, in un giudizio presieduto dal giudice Alessandro Bravin. In tale sede, mosse diverse eccezioni, con un atto difensivo di 18 pagine, seguito da un ulteriore atto difensivo contenente i motivi aggiunti, il tutto volto ad attaccare l’aspetto processuale della vicenda e quello inerente la deposizione resa in sede di incidente probatorio, arrivando financo a chiedere la riapertura dell’attività istruttoria e quindi, in sostanza, una regressione al giudizio di primo grado.
Il tutto, visto l’epilogo, ovviamente, è risultato improduttivo. La vicenda, anche in tale grado, è stata seguita dall’avvocato Nicola Antonio Cotronei, in regime di patrocinio a spese dello Stato.
Un passato indelebile
“Ciò – sottolinea Cotronei – a conferma del fatto che vicende così umanamente tristi trovano nelle sedi opportune giusta tutela e difesa, consentendo, non certamente di tornare indietro o cancellare il passato, che rimarrà indelebile nella mente della ragazza che ha dovuto subire, ma quantomeno di esporre a giusta pena condotte deplorevoli e a giusto riconoscimento morale e giuridico il torto patito da una innocente ragazzina”. Cotronei, inoltre, ribadisce quanto, in simili casi, sia “fondamentale la denuncia, che nelle piccole realtà locali, vuoi per pudore, vuoi per imbarazzo, non è sempre scontata. Invece è importante che la vittima si confidi con i propri cari e, successivamente, ci si affidi a un legale e s’interpellino le preposte autorità giudiziarie. Solo in questo modo – conclude il legale – si potrà sperare di rendere una giustizia imparziale e tutrice della verità e di chi ha subito un torto”. (foto web)


