Il cosiddetto “cambio di passo” nel welfare calabrese annunciato dall’assessore regionale alle Politiche sociali e al Welfare, Pasqualina Straface, rischia di rimanere una formula efficace sul piano comunicativo ma priva di ricadute concrete sulle politiche sociali. È la valutazione espressa da Luigi Tassone, già consigliere regionale della Calabria e dirigente regionale del Partito Democratico, in una nota che mette sotto accusa lo stato della programmazione sociale regionale.
A supporto di questa posizione, l’esponente democrat richiama i dati ufficiali pubblicati dalla Regione. “Circa 191 milioni di euro destinati ai fondi per Povertà e Non Autosufficienza presentano una rendicontazione media ferma al 23%. In particolare, il Fondo Povertà relativo al periodo 2018–2023 risulta speso per il 23,46%, mentre il Fondo per la Non Autosufficienza, per gli anni 2019–2022, registra una spesa media regionale del 23,2%, con forti squilibri territoriali”. Numeri che, secondo Tassone, “non possono essere letti come un semplice ritardo amministrativo, ma rappresentano il segno di un fallimento strutturale della programmazione sociale”.
Un elemento centrale della critica riguarda la continuità politica. “L’attuale assessore Straface – afferma Tassone – appartiene alla stessa area politica di chi ha guidato negli ultimi anni la Regione e la delega alle politiche sociali. Questa continuità, rende poco credibile la retorica della ‘svolta’, che appare piuttosto come un tentativo di riposizionamento comunicativo, nel quale si stigmatizzano errori e ritardi riconducibili anche a governi dello stesso schieramento”.
Confronto con gli Ats
Nel mirino di Tassone finisce anche la gestione del confronto con gli Ambiti territoriali sociali. “Nel corso degli incontri istituzionali, ai richiami severi sulla qualità della programmazione e della rendicontazione – sostiene l’ex consigliere regionale – si sarebbero alternati elogi verso gli stessi territori appena criticati”. Una dinamica che Tassone interpreta come una “resa dei conti politica interna, condotta con scarsa sensibilità verso sindaci e territori, trasformando il confronto istituzionale in una sequenza di ‘bacchettate’ seguite da elogi celebrativi”.
Semplici terminali contabili
L’esponente regionale del Pd ribadisce inoltre che “Comuni e Ambiti territoriali sociali non possono essere considerati meri terminali contabili. Per anni, sono stati trattati prevalentemente come soggetti chiamati a spendere e rendicontare, in una logica in cui la performance contabile ha spesso prevalso sulla capacità di incidere realmente sui bisogni delle persone più vulnerabili”.
Pur riconoscendo l’”impegno dei funzionari pubblici, spesso costretti a supplire alle carenze politiche”, Tassone sottolinea come “senza un indirizzo politico chiaro, coerente e realmente orientato ai bisogni dei più fragili anche il lavoro tecnico più serio rischi di restare parziale. La tecnica non può sostituire la politica”.
Un cambiamento autentico
Da qui la richiesta affinché ci sia una “discontinuità vera: non uno slogan né una contrapposizione formale con il passato, ma una rottura netta con la logica contabile finora dominante. Una discontinuità capace di rimettere al centro le persone e le loro fragilità reali, di collegare la programmazione alle esigenze sociali concrete e di rendere misurabile l’impatto dei servizi sulla vita dei cittadini”.
“Finché il successo dell’azione regionale continuerà a essere misurato sull’efficacia dei comunicati stampa e non su quella dei servizi per i più fragili – conclude Tassone – il ‘cambio di passo’ resterà una narrazione politica interna, irrilevante per chi ogni giorno affronta povertà, non autosufficienza e marginalità sociale. La Calabria merita un welfare che funzioni davvero, e la discontinuità è l’unica strada possibile”.


