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Se le donne restano al Sud: il nostro futuro

Al centro della conferenza il riscatto di eroine passate e presenti

Costretta a scontare la colpa della madre. Sfortunata, sottomessa ma coraggiosamente determinata. Ad Andromeda è dedicata la rassegna letteraria promossa dall’Associazione Storico Culturale “Libertas” in occasione de ‘Il Maggio dei Libri’, iniziativa che il Centro per il Libro e La Lettura propone ogni anno in Italia e all’estero quale mezzo per raggiungere quelle lettrici e lettori mancati.

Nei tempi descritti come patriarcali, riportare alla mente l’antico matriarcato imperante anche sul nostro territorio si fa quasi rivoluzionario. Non solo l’adorazione della Grande Madre di memoria preistorica, ma pure la magnogreca Locri Epizefiri sembra vantare un primato significativo: parte della tradizione storiografica moderna ce la descrive in mano alle donne. E chissà se queste condividevano, magari alla lontana, gli stessi sentimenti di chi nel terzo millennio avverte sopraffazioni e soprusi a opera di un potere – il più delle volte – maschile. Forse no, proprio l’uomo infatti si può rivelare nel mito il loro salvatore. L’associazione tropeana, abituata ad attingere dalla classicità, stavolta ha optato per l’eroina etiope figlia di una ninfa colpevole di superbia: incatenata a una rupe, straziata da un mostro marino, fu Perseo a liberarla cavalcando il cavallo alato Pegaso. Storie di catene e liberazioni, ieri e oggi.

L’inaugurazione letteraria della rassegna è spettata, domenica 28 aprile nella chiesa di San Giuseppe a Tropea, alla docente Titti Preta – autrice del saggio Le donne sono isole – e alla giornalista Daniela Rabia – autrice del romanzo Il lato sbagliato della porta – . Il direttore artistico di Libertas Dario Godano e la direttrice del Salotto Artistico Letterario “Il Giardino di Persefone” Lina Del Mastro hanno introdotto e moderato l’incontro, partecipato anche dialetticamente dal pubblico. A come Andromeda è il titolo del testo che Titti Preta ha letto in apertura, da buon auspicio per l’intera kermesse. Ed è il nome della fanciulla a tradire il destino che la attende, colei che signoreggia “sugli uomini” o “come gli uomini”, attuatosi con il matrimonio tra lei e il suo salvatore. Consorte di un re, finalmente in condizioni di autogovernarsi; come gli uomini. Un’autodeterminazione che oggi non prescinde dall’indipendenza economica. Siamo nell’era in cui solo a 50 anni una donna, Daniela Rabia, riesce a ottenere un contratto di lavoro stabile dopo decenni di precariato e notti trascorse insonni per paura di dover rinunciare alle proprie radici, espatriando dalla Calabria.

L’Ilaria protagonista del romanzo, descritta in un monologo recensorio a opera di Titti Preta intitolato Resistenze e restanze al femminile, è nostalgia del presente incarnata. Basta rimuginare su un passato di fatiche o su un futuro di ansie, viviamo il “qui e ora” e alleggeriamoci l’anima. Se poi ci capiterà di aprire “il lato sbagliato della porta”, poco importa; si va avanti con le successive esperienze. Guai però a sperare nelle donne che si autoriscattano a vicenda! Il catalogo di figure femminili della mitologia greca e della Storia romana, stilato dalla docente nel proprio libro, tratta fra l’altro la vicenda delle abitanti di Lemno, a monito della società: le sorellanze vanno sempre a dissolversi.

La questione femminile potrebbe così inquadrarsi. La donna è naturalmente genitrice, sia in termini biologici sia a livello sociale. Educa la prole da millenni e ciò le conferisce un potere quanto mai esclusivo, se non persino pericoloso per l’establishment maschile. E’ il motore delle civiltà e, talvolta, la peggior nemica delle altre donne. Senza le invidiose Nereidi, mai Andromeda avrebbe sofferto così tanto. Da slogan del programma, “la bellezza resiste e risplende sul male”.

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