L’Asp di Vibo Valentia è intervenuta con una nota ufficiale per chiarire quanto accaduto nei giorni scorsi all’interno della Casa circondariale, in seguito alla diffusione di notizie sull’episodio sanitario che ha coinvolto un detenuto. Nel nostro articolo avevamo messo in evidenza un dato oggettivo: al momento dell’emergenza non era presente un medico nella struttura che ospita circa 450 detenuti, ma solo personale infermieristico. Un elemento che la stessa Azienda sanitaria, nella sua precisazione, di fatto conferma. Secondo quanto riportato dall’Asp, gli infermieri in servizio erano regolarmente presenti e sono intervenuti “con tempestività e competenza”, prendendo subito in carico il paziente e applicando tutte le procedure previste dal protocollo di emergenza: collare cervicale, monitoraggio dei parametri vitali, accesso venoso, ossigenoterapia ed elettrocardiogramma, fino alla consegna al personale del 118.
L’intervento e il ruolo degli infermieri
La Direzione dell’Asp sottolinea che l’assistenza è stata garantita senza interruzioni e in stretta collaborazione con la Polizia penitenziaria, rivolgendo un ringraziamento formale alle colleghe infermiere per la gestione dell’emergenza. Nella stessa nota, precisato anche che non esistono medici “gettonisti” all’interno della struttura, ma professionisti che svolgono attività aggiuntiva, a conferma di un sistema che si regge in larga parte su turnazioni e disponibilità straordinarie. Resta però il punto centrale che avevamo sollevato: durante l’episodio non era presente un medico in servizio all’interno del carcere, una criticità non smentita dalla stessa Azienda sanitaria, che ha invece valorizzato il lavoro svolto dagli infermieri e il corretto rispetto delle procedure.
Organico e difficoltà di reperimento
L’Asp riferisce che l’organico medico operativo è attualmente composto da cinque unità, alle quali dovrebbe aggiungersi a breve un’ulteriore risorsa già prevista in assegnazione. La direttrice del Distretto, Maria Dolores Passante, indicata come impegnata nel reperimento di nuovi medici in un contesto definito “particolarmente difficile”, segnato da una carenza strutturale di professionisti sia a livello regionale che nazionale. Nel ribadire la disponibilità a collaborare con gli organi di informazione, la Direzione dell’Asp richiama infine la necessità di tutelare “la verità dei fatti” e il lavoro quotidiano di chi opera nelle strutture sanitarie penitenziarie. Un chiarimento che, pur nel legittimo intento di difendere il personale, non cancella la questione di fondo: un istituto con centinaia di detenuti continua a fare i conti con una presenza medica non sempre garantita sul posto nei momenti più delicati.
Tentato suicidio in carcere, ma il medico non c’era. La struttura ospita 450 detenuti


