Una pentola pronta a esplodere. È l’immagine che restituiscono le rivelazioni di una “gola profonda” interna allo spogliatoio della Vibonese, riportate dalla Gazzetta del Sud in un’inchiesta firmata da Mimmo Famularo. Un racconto che scoperchia sei mesi di tensioni, pressioni e scelte controverse, consumate lontano dai riflettori ma con effetti devastanti sull’ambiente rossoblù. Il quadro che emerge è quello di un club attraversato da dinamiche opache, dove il confine tra decisioni tecniche e interessi extra-calcistici sarebbe diventato sempre più labile. Un calcio lontano dall’idea di sano agonismo, dove le regole sembrano piegarsi a logiche che nulla hanno a che vedere con il campo.
Pressioni e scelte pilotate
Secondo indiscrezioni, sull’ex allenatore Raffaele Esposito sarebbero state esercitate pressioni costanti per orientare alcune scelte tecniche. Dinamiche maturate all’interno del nuovo asse dirigenziale formato dal presidente Fernando Cammarata e dal direttore sportivo Angelo Costa, e sviluppatesi – dettaglio non secondario – all’insaputa dell’ex patron Pippo Caffo, che aveva ceduto la maggioranza confidando nella solidità del progetto presentato. Nello spogliatoio si sarebbe diffusa la convinzione che alcune operazioni di mercato non fossero motivate esclusivamente da valutazioni sportive. Promesse di sostegno economico, relazioni personali, appoggi esterni: elementi che avrebbero inciso sul clima interno, alimentando sospetti e fratture.
Il nodo Esposito e la frattura interna
A far saltare il banco sarebbe stato proprio Esposito, reo di aver tracciato una linea netta. Una scelta che gli avrebbe garantito la stima del gruppo, ma che lo avrebbe messo in rotta di collisione con l’area dirigenziale. “Volevano mandarlo via già dal primo mese. Non lo hanno fatto solo perché vinceva e la piazza era con lui”, riferisce la fonte. Con il venir meno di alcune prospettive di supporto, la gestione sarebbe entrata in una fase di ridimensionamento progressivo. Emblematica, secondo il racconto, la decisione di allontanare Musy, considerato un punto di riferimento assoluto dentro e fuori dal campo. Una scelta definita senza mezzi termini “un errore clamoroso”.
Spogliatoio avvelenato e futuro incerto
Il clima interno, intanto, sarebbe diventato tossico. Il direttore sportivo viene accusato di aver scaricato responsabilità, arrivando ad attaccare pubblicamente due giovani portieri del 2007 invece di richiamare i giocatori più esperti. Mentre l’allenatore tentava di tenere unito il gruppo, il martedì non si parlava più di calcio ma di società: chi comanda davvero, chi c’è dietro, quale futuro attende il club. Durissime anche le parole sul presidente Cammarata, la cui rapida ascesa da team manager a numero uno del club viene descritta come una forzatura. Sullo sfondo resta la figura di Pippo Caffo, indicato come unico vero garante del progetto, ma tenuto all’oscuro di molte dinamiche. I 400mila euro di sponsorizzazione del suo gruppo sono ormai esauriti. “Senza di lui la baracca sarebbe già crollata. È stanco, provato. Pagherà gli ultimi stipendi e poi chiuderà i rubinetti”.
E dopo? Secondo la “gola profonda”, Cammarata e Costa sarebbero pronti a sparire da Vibo nel giro di poche settimane. Se così fosse, non resterebbero solo macerie sportive, ma una domanda più grande, che riguarda l’intero sistema: può il calcio continuare a predicare lealtà mentre tollera l’ombra delle pressioni e delle convenienze?
(nella foto in alto Fernando Cammarata e Angelo Costa)


