Nel territorio dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia i Livelli Essenziali di Assistenza continuano a essere un diritto disatteso. L’ultimo segnale arriva dall’esposto–denuncia depositato alla Procura della Repubblica e trasmesso alla Prefettura dal Comitato dei caregiver del Don Mottola Medical Center, che rappresenta familiari di persone fragili, disabili e non autosufficienti. Una denuncia circostanziata, documentata, che racconta quattro anni di istanze regolarmente presentate, complete di certificazioni cliniche e piani terapeutici, rimaste senza risposta, senza valutazione, senza atti formali. Un silenzio amministrativo che ha prodotto un effetto chiaro: l’impossibilità di accedere a prestazioni sanitarie e sociosanitarie obbligatorie.
Istanze ignorate, risorse stanziate
Dalla relazione allegata emerge una prassi consolidata di inerzia amministrativa. Le richieste non vengono accolte né respinte: semplicemente restano ferme. Un meccanismo che blocca l’accesso ai LEA e priva le famiglie di qualsiasi possibilità di tutela o ricorso. Non si tratta di casi isolati, ma di una condizione sistemica che colpisce soggetti particolarmente vulnerabili, lasciandoli fuori dal perimetro di protezione del servizio pubblico. Uno dei passaggi più delicati riguarda il profilo finanziario. Le carenze assistenziali erano state riconosciute a livello regionale e, con specifici decreti commissariali, erano state assegnate risorse vincolate proprio all’acquisto delle prestazioni LEA mancanti. Eppure, nonostante i fondi disponibili, le prestazioni continuano a non essere acquistate né erogate. Un dato che, secondo i caregivers, esclude qualsiasi alibi legato alla scarsità di risorse e apre invece a possibili omissioni di atti dovuti, con ricadute penali, amministrative e contabili.
Famiglie costrette a pagare o rinunciare
Nel frattempo il peso della sanità negata ricade interamente sui cittadini. Molte famiglie hanno dovuto sostenere privatamente costi elevatissimi per garantire cure essenziali; altre, impossibilitate a farlo, hanno rinunciato alle terapie, con un inevitabile peggioramento delle condizioni di salute dei propri cari. Una frattura che produce diseguaglianze profonde e tradisce il principio di equità che dovrebbe reggere il Servizio Sanitario Nazionale.
Denunce in aumento
L’esposto dei familiari dei pazienti del Don Mottola non arriva isolato. Nelle ultime settimane associazioni e comitati civici hanno più volte denunciato violazioni gravi, tra cui il taglio di servizi essenziali e il progressivo depotenziamento degli ospedali Jazzolino di Vibo Valentia e di Tropea. Ora, a quella sequenza di segnalazioni, si aggiunge la voce diretta dei caregivers: non più solo cittadini o attivisti, ma familiari che vivono quotidianamente le conseguenze di un sistema che non risponde.
Verso una maxi inchiesta sulla sanità?
Il quadro che si delinea è quello di una crisi strutturale. Non è escluso che sui disastri della sanità vibonese possa aprirsi una vera e propria maxi inchiesta giudiziaria, coordinata dal procuratore Camillo Falvo. In questo contesto, anche i tentativi di dialogo avviati da parte dei commissari dell’Asp di Vibo Valentia con la medesima autorità vengono letti da molti non come una soluzione dei problemi, ma come un modo per prendere tempo o per sfilarsi dalle responsabilità. Un atteggiamento che non convince le famiglie, stremate da anni di attese e silenzi.
La violazione dell’articolo 32
Al centro della vicenda non c’è solo una cattiva gestione amministrativa, ma un principio fondamentale. A essere messo in discussione è l’articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, fondato su equità e universalità delle cure. Per i caregiver del Don Mottola l’iniziativa non ha finalità polemiche né politiche. È una richiesta di chiarezza e responsabilità. “Non chiediamo privilegi – affermano – ma il rispetto di diritti già riconosciuti dalla legge e finanziati con risorse pubbliche. È una battaglia civile per la salute, la dignità e la giustizia”. Sulla sanità vibonese, ora, il tempo delle mezze risposte sembra finito. È arrivato il momento della verità.


