Sette anni dopo, il cantiere fantasma della dell’ex Statale 110: si vive nell’isolamento

Una strada strategica chiusa dal 2018 e un territorio rimasto ai margini tra promesse, silenzi istituzionali e proteste civiche. Il cantiere aperto c’è, ma i lavori restano al palo

Dopo sette anni di attesa, annunci e rinvii, il cantiere per la messa in sicurezza della ex strada statale 110, oggi strada provinciale 93, è stato finalmente aperto. Ma, nei fatti, i lavori risultano sostanzialmente fermi. Un paradosso che riaccende i riflettori su una vicenda emblematica di immobilismo amministrativo e responsabilità rimpallate. La ex SS 110 è chiusa nel tratto ricadente nel comune di San Nicola da Crissa dall’ottobre 2018, quando una violenta alluvione ne provocò il collasso. Da allora, quella che era una delle principali arterie di collegamento dell’entroterra vibonese è diventata una ferita aperta, con pesanti ripercussioni sulla mobilità, sull’economia locale e sulla vita quotidiana dei residenti.

Il silenzio delle istituzioni

Per lungo tempo, sulla vicenda è calato quello che i cittadini hanno definito “il silenzio più assordante”. Gli enti competenti, a vario titolo coinvolti, hanno evitato prese di posizione chiare e atti concreti. A raccontare costantemente lo stato di semi-isolamento in cui San Nicola da Crissa era piombata è rimasta quasi esclusivamente la stampa, documentando anche le perdite economiche subite da attività commerciali e imprese.

La protesta dal basso

Con il passare degli anni, l’attesa si è trasformata in esasperazione. Nell’estate del 2023, un gruppo di giovani del paese ha deciso di rompere l’inerzia lanciando una petizione popolare. Oltre duemila firme raccolte e inviate ad Anas – che dal 2019 gestisce l’arteria – e a tutti i rappresentanti istituzionali, dal Comune fino al Parlamento. Alla petizione sono seguite altre iniziative pubbliche, puntualmente disertate dalla politica. Emblematiche le sedie lasciate vuote durante un incontro informativo organizzato dai cittadini: posti riservati alle istituzioni, rimasti simbolicamente e concretamente senza occupanti. Le poche risposte arrivate, tramite PEC, sono giunte solo da Anas e si sono tradotte in un continuo rimpallo di responsabilità e nel rinvio dell’avvio degli interventi.

Un cantiere che non parte

Una svolta sembrava arrivare nel marzo 2025, quando il presidente della Provincia, Corrado L’Andolina, ha incontrato i promotori della petizione per approfondire la situazione e valutare possibili soluzioni. Dopo alcuni mesi, l’annuncio: lavori consegnati alla ditta individuata da Anas e apertura del cantiere. Da qualche tempo, infatti, l’area è stata recintata e si sono visti i primi interventi di pulizia. Ma oltre questo, nulla. Le opere di messa in sicurezza non avanzano e la strada resta chiusa, alimentando la sensazione di trovarsi di fronte all’ennesimo cantiere simbolico, buono per i comunicati ma non per risolvere i problemi.

Sette anni dopo il crollo, San Nicola da Crissa attende ancora risposte concrete. E il rischio, sempre più evidente, è che anche questa volta l’apertura del cantiere resti solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di attese tradite.

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