Il Comune di Vibo Valentia sta progettando un Centro di Alta Formazione a Santa Chiara. Una proposta importante, che potrebbe portare nuova vita al complesso, ma secondo Gilberto Floriani, già direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, non può prescindere dalla tutela del patrimonio culturale custodito.
Un problema giuridico, non politico
Fioriani chiarisce subito: la stima personale nei confronti del sindaco Enzo Romeo non annulla il giudizio critico. Il problema, spiega, è giuridico e non politico: i beni del complesso – dalla biblioteca ai documenti storici, dagli arredi alle opere d’arte – appartengono al Sistema Bibliotecario Vibonese, non al Comune. “Il fatto che il Sistema sia inattivo non autorizza nessuno a trattare il suo patrimonio come fondo indistinto”, avverte. “L’inerzia amministrativa non trasferisce la proprietà. Il silenzio non vale come atto”.
Chiarezza e responsabilità
Secondo Floriani, prima di avviare qualsiasi iniziativa, occorre stabilire in modo formale e pubblico chi è proprietario di cosa, con quali titoli e responsabilità. “Ogni altra strada produce confusione e rischi”, sottolinea, “scenari che una amministrazione seria dovrebbe evitare”. La biblioteca occupa l’intero piano superiore di Santa Chiara e contiene volumi di grande valore, documenti storici unici e materiali donati fiduciariamente, tutti soggetti a tutela specifica. “Non sono oggetti neutri, non sono arredi intercambiabili”, rimarca Floriani. E aggiunge un dettaglio preoccupante: nel complesso sono in corso lavori edilizi, ma chi vigila sulla tutela di questi beni? Chi ha la custodia formale? In base a quali atti e responsabilità?
Legalità e obblighi di legge
I beni di Santa Chiara sono sottoposti al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004), con obblighi stringenti di tutela e conservazione, soprattutto durante interventi edilizi. Floriani ricorda le sue esperienze personali: norme applicate con rigore assoluto fino a denunce infondate, concluse con proscioglimenti. “Se la legalità può essere invocata in quei casi, deve esserlo anche per il patrimonio culturale”, afferma.
Cultura non è materiale di risulta
Il messaggio di Floriani è chiaro: Santa Chiara non è terra di nessuno e la cultura non può diventare “materiale di risulta” da spostare o esporre al caso. Prima di ogni progetto, conclude, serve chiarezza, responsabilità e rispetto rigoroso della legge.


