All’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia la routine quotidiana è ormai una corsa tra disagi e ritardi. Da settimane i pazienti affrontano un doppio problema: da un lato la mancanza di medici, infermieri e operatori socio-sanitari; dall’altro, guasti ai macchinari fondamentali per diagnosi tempestive.
Macchinari bloccati, cure sospese
Da più di un mese la risonanza magnetica è inutilizzabile, mentre la Tac è ferma da una settimana. I pazienti che necessitano di questi esami sono costretti a rivolgersi alla Tac esterna installata nel perimetro ospedaliero durante il periodo Covid. Quando piove, come accaduto oggi, spesso è necessario un intervento dell’ambulanza anche per percorrere pochi metri, aumentando disagio e rischi. Chi non può attendere viene dirottato verso cliniche private, con costi aggiuntivi e tempi più lunghi. Il percorso dei pazienti tra reparti, ambulanze e strutture esterne mostra l’incapacità dell’ospedale di garantire un servizio essenziale senza interruzioni.
Personale in affanno, soluzioni lente
Nel frattempo, la ricerca di medici e OSS non basta a coprire la carenza di personale. Reparti e servizi continuano a funzionare a mezzo regime, con pazienti che pagano il prezzo più alto di una gestione che alterna emergenze a interventi tardivi. Il quadro è chiaro: cercare personale senza garantire strumenti funzionanti significa affrontare l’emergenza a metà. La sanità vibonese, tra ritardi tecnici e carenze organizzative, trasforma ogni accesso al Jazzolino in un percorso a ostacoli. I cittadini non chiedono privilegi, ma cure tempestive: oggi, più che mai, il diritto alla salute appare una promessa difficile da mantenere.


