Il porto di Vibo Marina continua a muoversi dentro una gabbia fatta di rinvii, poteri calati dall’alto e assenza di visione. Da una parte avanzano atti amministrativi che consolidano, per i prossimi decenni, la presenza dei depositi di carburante; dall’altra vengono negate perfino le aree minime necessarie ai servizi per lo sviluppo turistico.
Il risultato è un’infrastruttura ferma da mezzo secolo, mai trasformata in motore economico, ridotta quasi esclusivamente allo stoccaggio di carburanti e ad attività marginali.
Il risultato è un’infrastruttura ferma da mezzo secolo, mai trasformata in motore economico, ridotta quasi esclusivamente allo stoccaggio di carburanti e ad attività marginali.
Piani urbanistici vecchi di quarant’anni, riqualificazioni annunciate e mai realizzate, investimenti privati che rischiano di svanire davanti a muri burocratici e decisioni che arrivano sempre da fuori.
In questo scenario pesano responsabilità precise: una politica nazionale assente, una Regione che non incide e amministrazioni locali incapaci di imporre una strategia di sviluppo.


